La catena britannica punta su aringhe, sardine e spigole come alternative sostenibili in un primo esperimento di gestione della domanda attraverso l'assortimento. L'International Council for the Exploration of the Sea raccomandava tagli del 70%, ma le nazioni UK hanno limitato la riduzione al 48%
Waitrose è la prima insegna britannica a sospendere la vendita di sgombro per contrastare il sovrasfruttamento degli stock atlantici. Una scelta che rappresenta un micro esperimento di gestione della domanda dal lato retail: invece di limitarsi a rifornirsi meno, l'insegna orienta attivamente i consumatori verso specie alternative come aringhe, sardine e spigola, presentate come opzioni sostenibili e nutrizionalmente equivalenti.
La Marine Conservation Society aveva declassato lo sgombro da 3 a 4 sulla scala a cinque punti della sua Good Fish Guide, segnalando stock ormai prossimi al punto di rottura. A settembre scorso l'International Council for the Exploration of the Sea (ICES) aveva raccomandato un taglio del 70% alla pesca di sgombro nell'Atlantico nord-orientale per consentire il ripristino degli stock a livelli sostenibili. A dicembre, però, tutte le nazioni UK hanno concordato una riduzione limitata al 48%, ben al di sotto della soglia indicata dagli scienziati.
Dal lato dell'offerta al lato della domanda
L'iniziativa di Waitrose sposta parzialmente il problema dal lato dell'offerta a quello della domanda. Invece di aspettare che le quote di pesca vengano rispettate o ridotte ulteriormente, la catena interviene sull'assortimento e sulla comunicazione in-store per indirizzare le scelte d'acquisto. Dal 29 aprile sarà sospeso l'approvvigionamento di sgombro fresco, refrigerato e congelato, mentre lo sgombro in scatola seguirà una volta esaurite le scorte attuali.
Kerry Lyne della Marine Conservation Society ha definito la mossa «un sostegno necessario lungo tutta la filiera per mantenere specie come lo sgombro disponibili in futuro, a condizione che la pesca resti entro limiti sostenibili». Hugo Tagholm, direttore esecutivo di Oceana UK, ha invece puntato il dito contro l'inadeguatezza delle politiche pubbliche: «La responsabilità non può ricadere interamente su retailer e consumatori. È il governo che fissa le quote di cattura, ed è il governo che ha fallito, anno dopo anno, nel definire una strategia coerente per porre fine al sovrasfruttamento».
Limiti e prospettive
Secondo i dati del WWF, dal 2010 le catture di sgombro nell'Atlantico nord-orientale hanno superato i livelli raccomandati in media del 39%. Le ultime statistiche indicano che da maggio gli stock di sgombro non rispetteranno più i requisiti fissati dalla Sustainable Seafood Coalition.
Uno studio della University of East Anglia pubblicato a gennaio aveva già sollecitato i retailer a incoraggiare i consumatori a diversificare il consumo ittico verso specie locali e a minor impatto ambientale come aringhe e sardine. Waitrose sembra dare seguito a questa indicazione, anche se resta aperta la questione dell'efficacia: senza un coordinamento più ampio tra insegne e senza vincoli normativi cogenti, il rischio è che la domanda si sposti semplicemente su altre catene.
Marija Rompani, direttrice etica e sostenibilità di John Lewis Partnership (proprietaria di Waitrose), ha sottolineato che «la produzione alimentare sostenibile deve bilanciare azione climatica e protezione della natura; un approvvigionamento responsabile del pesce è fondamentale per proteggere i nostri oceani».
Un portavoce del Department for Environment, Food and Rural Affairs ha dichiarato che il governo sta lavorando con altri paesi per ridurre la pressione sugli stock di sgombro atlantici, proteggendo al contempo i posti di lavoro nelle comunità di pescatori. «Salvaguardare il futuro di questa risorsa cruciale è una priorità, ed è per questo che il Regno Unito sta affrontando attivamente il sovrasfruttamento per proteggere la sostenibilità a lungo termine delle nostre acque».
L'esperimento di Waitrose offre uno spunto interessante per osservare come il retail possa tentare di orientare i comportamenti d'acquisto in direzione della sostenibilità, pur all'interno di un quadro normativo e di filiera ancora carente.