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Green Retail  - Retail e largo consumo: la sostenibilità si gioca nei processi (prima ancora che sugli scaffali)
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News A cura di: Redazione GreenRetail.news

Retail e largo consumo: la sostenibilità si gioca nei processi (prima ancora che sugli scaffali)

Nel dibattito sul futuro del retail e del largo consumo, si parla molto di prodotto: sostenibilità, packaging, assortimenti, scelte del consumatore. Si parla molto meno di ciò che rende possibile tutto questo: i processi.

Eppure è proprio lì – nella logistica, nella pianificazione, nell’organizzazione operativa – che si sta giocando oggi una partita decisiva. Il workshop promosso da Planet Life Economy Foundation il 22 aprile presso Fondazione UNIMI ha avuto il merito di riportare l’attenzione su questa dimensione “invisibile”, mostrando come l’ottimizzazione dei processi rappresenti una leva concreta per affrontare insieme competitività e sostenibilità.

La complessità crescente della GDO: il problema non è più il magazzino

Uno dei passaggi emersi dagli interventi riguarda l’evoluzione della logistica nella grande distribuzione. Se in passato il tema centrale era l’automazione dei magazzini, oggi la vera criticità è la gestione della frammentazione: ordini sempre più piccoli, frequenti, differenziati per punto vendita, con tempi di consegna sempre più compressi.

È il passaggio da una logistica “di stock” a una logistica “di flusso continuo”. Una trasformazione che trova riscontro anche nelle analisi più recenti: le supply chain retail sono sempre più “decision-intensive” e difficili da scalare senza nuovi strumenti di coordinamento e automazione avanzata. In questo contesto, l’ottimizzazione non è più un’opzione, ma una necessità. Non basta automatizzare: serve decidere meglio.

Il contributo del mondo accademico, con gli interventi del prof. Giovanni Righini e del prof. Alberto Ceselli, ha chiarito un punto chiave: il valore non sta tanto nelle tecnologie, quanto nella capacità di governarle. Magazzini automatizzati e sistemi avanzati esistono da anni. Ciò che cambia oggi è la necessità di decidere cosa fare, quando farlo e con quali priorità. E questo richiede modelli, algoritmi, simulazioni. 

Non a caso, le ricerche più recenti evidenziano come l’intelligenza artificiale venga sempre più utilizzata proprio per ottimizzare supply chain, inventari e processi decisionali, con impatti diretti su costi ed efficienza operativa. 

Tuttavia, non tutte le soluzioni decisionali sono “intelligenza artificiale”: accanto all’AI – sempre più diffusa ma basata su logiche statistiche e non sempre interpretabili – esiste un patrimonio consolidato di metodi matematici di ottimizzazione e ricerca operativa, che permettono di esplicitare obiettivi e vincoli, costruire modelli trasparenti e governare le decisioni in modo controllabile. Un approccio particolarmente rilevante per il retail, dove le scelte operative devono essere non solo efficienti, ma anche comprensibili, replicabili e giustificabili.

Dal campo: quando l’ottimizzazione diventa realtà

A rendere concreto questo scenario sono stati diversi casi aziendali. L’esperienza presentata da SACMI ha mostrato come la progettazione di sistemi intralogistici oggi si fondi su tre pilastri integrati: hardware, software e algoritmi. Con un elemento distintivo: la simulazione attraverso digital twin, che permette di testare scenari e ottimizzare i processi prima ancora di implementare le soluzioni.

Ancora più significativa, per il mondo del largo consumo, è stata la testimonianza di Ancorotti Cosmetics. Qui l’ottimizzazione non è stata solo tecnologica, ma organizzativa e culturale: passaggio da 13 stabilimenti dispersi a un unico hub produttivo, riprogettazione completa dei flussi logistici e revisione dei processi a partire dall’ascolto degli operatori.

Con risultati concreti che hanno registrato un incremento significativo della produttività (in alcune fasi fino a 3 volte), una riduzione dei tempi e delle inefficienze e un miglioramento della qualità e della tracciabilità. 

Un dato particolarmente interessante riguarda il tempo di lavoro recuperato: attività a bassissimo valore aggiunto, come la compilazione manuale, sono state ridotte drasticamente, liberando competenze umane per attività più qualificate.

Efficienza e sostenibilità: due facce della stessa medaglia

Un elemento trasversale a tutti gli interventi è stato il legame diretto tra efficienza operativa e sostenibilità. Ridurre sprechi, tempi morti e movimentazioni inutili significa ridurre consumi energetici, ridurre emissioni e migliorare le condizioni di lavoro. 

Le analisi internazionali confermano questa convergenza: oggi si parla molto di AI applicata alla supply chain, ma il workshop ha evidenziato come, in molti casi, i risultati più solidi derivino dall’integrazione tra modelli matematici di ottimizzazione, simulazioni e strumenti digitali. 

Più che sostituire questi approcci, l’intelligenza artificiale può affiancarli, ma non ne elimina la necessità. Per il retail, questo significa evitare scorciatoie: l’efficienza sostenibile non nasce da soluzioni “automatiche”, ma da una progettazione consapevole dei processi.

Il fattore umano: da costo a leva strategica

Un altro messaggio forte emerso dall’incontro riguarda il ruolo delle persone. L’ottimizzazione non è stata utilizzata per ridurre organici, ma per valorizzare il capitale umano: meno attività ripetitive, più attenzione alla qualità, maggiore consapevolezza del processo. Un approccio che si inserisce pienamente nell’evoluzione verso modelli “Industry 5.0”, in cui tecnologia e lavoro umano vengono ripensati in modo integrato.

Un ponte con l’Human & Green Retail Experience

Questi temi trovano una naturale continuità nel progetto Human & Green Retail Experience lanciato da NDB con la collaborazione di PLEF durante lo scorso Forum. Se il progetto lavora sul lato visibile del retail – orientando assortimenti e scelte di consumo in chiave sostenibile – il workshop ha evidenziato con forza la necessità di intervenire anche sul lato invisibile:
i processi che rendono possibile quel modello. È proprio dall’integrazione tra queste due dimensioni – decisioni di consumo e ottimizzazione operativa – che può nascere un retail davvero sostenibile.

Dalla teoria alla pratica: il valore della collaborazione

Nelle conclusioni, il consigliere PLEF Raffaele Solaini ha sintetizzato efficacemente il senso dell’incontro: la vera innovazione nasce dall’integrazione tra competenze diverse. Ricerca, impresa, tecnologia e organizzazione devono dialogare. Non solo per applicare modelli, ma per costruire linguaggi comuni e tradurre la complessità in decisioni operative.

Un messaggio particolarmente rilevante per il retail, dove la distanza tra chi analizza i dati e chi gestisce i processi è spesso ancora significativa.

La vera sfida per il retail

Il quadro che emerge è chiaro: la competitività del retail e del largo consumo non si giocherà solo sugli scaffali, ma nei processi che li alimentano. Ridurre inefficienze, gestire la complessità, integrare sostenibilità e performance: sono queste le leve su cui costruire il vantaggio competitivo dei prossimi anni.

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