Food Revolution 2026: scienza, filiere e largo consumo. Intervista con Maurizio Paleologo
Venezia-Mestre, 11–13 maggio 2026. Tre giornate dense di ricerca applicata, politiche europee e innovazione di filiera. FoodRevolution è un evento scientifico internazionale che punta a trasformare il sistema alimentare globale partendo dai dati, non dalle intenzioni. Il suo fondatore, Maurizio Paleologo, food scientist e imprenditore, ne racconta la logica con Domenico Canzoniero, direttore editoriale di greenretail.news — media partner dell'iniziativa
Cos'è FoodRevolution e perché adesso
Domenico Canzoniero: Maurizio, partiamo dall'evento. FoodRevolution non ha molto in comune con le fiere e i convegni a cui il settore agroalimentare italiano è abituato. Come lo descriveresti a chi non lo conosce?
Maurizio Paleologo: È prima di tutto un evento scientifico. Parte dalla ricerca — quella seria, pubblicata, replicabile — e la mette in dialogo con le imprese e con i decisori politici. Il punto di partenza è una constatazione: il sistema alimentare globale è al centro di sfide che non si risolvono con le buone intenzioni. Entro il 2050 dovremo nutrire nove miliardi di persone, mentre affrontiamo cambiamento climatico, perdita di biodiversità, degrado dei suoli, resistenza agli antibiotici, crisi della salute pubblica. Sono sfide interconnesse, e richiedono risposte sistemiche basate su evidenze. FoodRevolution vuole essere il luogo in cui quelle risposte vengono costruite insieme.
E quest'anno siete a Venezia. Come è strutturato il programma?
Tre giorni, quindici sessioni, oltre sessanta presentazioni, una decina di panel interattivi. Il programma è costruito come un percorso: si parte dall'agricoltura — suoli, biotecnologie, rigenerativo, digitale — si attraversa la filiera — zootecnia, packaging, carbon farming, deforestazione e EUDR — e si arriva ai nuovi alimenti, alla loro sicurezza, alla loro comunicazione. Il terzo giorno è quello più vicino al mondo del retail: novel food, plant-based, fermentazione di precisione, ecolabelling europeo, CSRD e greenwashing. I relatori vengono da Wageningen, dalla Commissione Europea, da Agroscope, dall'Università di Bologna, dall'Università Cattolica, dall'ENEA, dall'Istituto Nazionale di Sanità. E da aziende come illycaffè, Granarolo, ICAM. Non è un convegno accademico e non è una fiera. È qualcosa che non esiste ancora in Italia.
Lo dici anche con un certo rammarico, se non sbaglio.
Sì. Gli italiani amano celebrare la propria eccellenza agroalimentare — le DOP, le IGP, il primato culinario, l'ultimo riconoscimento UNESCO. E hanno ragione a farlo, per certi aspetti. Ma poi chi porta a Bruxelles le proposte basate su evidenze scientifiche? Chi costruisce i forum europei in cui si discutono le azioni concrete per accelerare la transizione? Amsterdam, Berlino, Wageningen, Copenaghen. Non ancora Bologna o Milano. Il problema non è la mancanza di cervelli — abbiamo centri di ricerca eccellenti — ma la frammentazione: lavorano in compartimenti stagni, spesso in competizione tra loro per i finanziamenti. FoodRevolution vuole essere uno dei punti di aggregazione, con un orizzonte esplicitamente europeo.
Filiere, regolazione e impatto: i temi che contano per il retail
Una delle sessioni che seguiremo con più attenzione è quella sul CSRD — la Corporate Sustainability Reporting Directive — e sul greenwashing. Perché è rilevante per la GDO?
Perché introduce il concetto di doppia materialità. Il retailer non può più dichiarare il proprio impatto solo in termini di consumi energetici e logistica. Deve rendicontare anche l'impatto verso l'esterno della propria attività core. E la propria attività core è vendere cibo. Quel cibo ha un impatto sull'ambiente e sulla salute delle persone. Il 95% dell'impronta di un retailer è scope 3: deriva da quello che vende, non da come scalda i magazzini. Se non misuri quello, stai rendicontando il 5% e ignorando il resto. A Venezia avremo una sessione dedicata, con interventi su CSRD nel settore food, greenwashing sotto il diritto europeo e comunicazione sostenibile come rischio legale.
C'è poi tutta la partita sull'EUDR — il regolamento contro la deforestazione — che tocca direttamente le filiere trattate dalla GDO: cacao, caffè, olio di palma, soia. Anche lì la complessità normativa è enorme.
Enorme certo. Apriremo il secondo giorno con Chris Elliott — uno dei massimi esperti mondiali di food fraud e food safety — che ha titolato il suo intervento in modo molto diretto: «Due diligence and deception: How EUDR is turning global food trade into a compliance minefield». Il messaggio è chiaro: non basta dichiarare la compliance, bisogna costruirla lungo tutta la filiera con strumenti di tracciabilità seri. Per il retail significa fare domande molto precise ai propri fornitori e avere le competenze per valutare le risposte.
E sul fronte dei nuovi alimenti — precision fermentation, plant-based, novel food in senso stretto — cosa entra realisticamente negli assortimenti GDO nei prossimi anni?
Sgombriamo il campo dalla carne coltivata: è fuori orizzonte per un insieme di ragioni che vanno dal costo di produzione all'impatto energetico, dalla distanza regolamentare alla resistenza culturale del consumatore europeo. Quello che invece mi sembra prossimo e interessante è la precision fermentation applicata a prodotti ibridi: una quota di proteine ad alto valore nutrizionale prodotta attraverso fermentazioni innovative, inserita in prodotti per il resto convenzionali. Tecnicamente è fattibile oggi. La scalabilità richiede ancora qualche anno — cinque, dieci — ma le imprese che costruiscono adesso le competenze e le reti arriveranno pronte.
E nel plant-based, che è già a scaffale, c'è il nodo degli ultraprocessati. Su questo voglio sentire la tua posizione, perché la confusione nel dibattito pubblico è enorme.
La classificazione NOVA è uno strumento utile ma usato spesso in modo troppo grossolano. Non è vero che più un alimento è trasformato, più è nocivo: ci sono alimenti poco processati che fanno danni e alimenti molto processati che non li fanno. L'aceto balsamico di Modena rientra in NOVA 4. Il nodo vero non è il livello di trasformazione in sé: è la combinazione di prodotti ingegnerizzati per aggirare i meccanismi di sazietà, commercializzati con un marketing strutturalmente predatorio sulle fasce più vulnerabili della popolazione e comunicati con claim di salute che non reggono a un'analisi seria. Quello è il problema sistemico. E lo affronteremo nel terzo giorno con Roberto Mele del San Raffaele, che parlerà di plant-based UPF tra classificazione NOVA, qualità nutrizionale e uso clinico.
Un tema questo del marketing predatorio che noi di greenretail.news leggiamo attraverso la categoria del phishing equilibrium — il meccanismo che Akerlof e Shiller hanno descritto per i mercati in generale e che si applica perfettamente al cibo. Non c'è necessariamente malevolenza individuale: c'è una struttura di incentivi che premia chi sfrutta meglio l'asimmetria informativa. Le singole imprese fanno il loro mestiere razionale, e il risultato aggregato è un sistema che produce danni. La documentazione su questo sta crescendo: le cause legali negli Stati Uniti contro i grandi produttori di junk food ne sono la manifestazione più visibile.
E quella documentazione è parte dell'agenda scientifica che FoodRevolution porta sul tavolo. Non come atto d'accusa, ma come punto di partenza per capire come costruire incentivi diversi — attraverso la regolazione, la trasparenza delle filiere, la pressione dal lato della distribuzione. Sono i tre strumenti che, combinati, possono spostare davvero l'ago.
Perché partecipare: l'invito al retail
Chiudiamo con questo: a chi parla FoodRevolution, e cosa ti aspetti che portino a Venezia i player della GDO?
FoodRevolution parla a chiunque lavori nel sistema alimentare e voglia capirlo più in profondità: ricercatori, imprese dell'industria, distributori, consulenti, policy maker. Per il retail, il messaggio è preciso: venite a capire le interconnessioni tra quello che succede nel suolo, nell'agricoltura, nel processamento e nello scaffale. Venite a confrontarvi con ricercatori che lavorano su carbon farming, biofertilizzanti, LCA, EUDR. Sentitevi dire, da chi studia questi fenomeni, che il 95% della vostra impronta ambientale dipende da quello che vendete — e che da lì bisogna partire. Non portate il vostro report di sostenibilità. Portate le domande.
E per chi non ci viene?
Per chi non ci viene, il rischio è trovare le regolazioni europee — CSRD, EUDR, ecolabelling, normativa sui green claim — come una sorpresa sgradita invece che come un'opportunità preparata. Chi arriva a Venezia con le domande giuste avrà già le reti e le conoscenze per rispondere prima degli altri. In un settore in cui la competizione si gioca su margini sottilissimi, fare le domande giuste prima degli altri vale moltissimo.
Direi che è la migliore sintesi possibile della ragione per cui greenretail.news ha scelto di accompagnare questo evento. Ci vediamo a Venezia.
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FoodRevolution 2026, Venezia-Mestre, 11–13 maggio. Programma completo e iscrizioni su foodrevolution.events. Greenretail.news è media partner dell'evento.
Maurizio Paleologo è fondatore e organizzatore di FoodRevolution, food scientist e imprenditore nel settore della consulenza per l'innovazione agroalimentare sostenibile.
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