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Green Retail  - Slow Wine Fair 2026: dal vino pulito al vino giusto
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News A cura di: Domenico Canzoniero

Slow Wine Fair 2026: dal vino pulito al vino giusto

Alla quinta edizione di BolognaFiere (22-24 febbraio), la fiera del vino sostenibile consolida l'integrazione con SANA Food, porta i numeri a oltre 1.100 cantine da 27 Paesi e sposta il centro del dibattito dalla sostenibilità ambientale a quella sociale: lavoro dignitoso, diritti nei vigneti, accesso dei giovani alla terra. Una maturazione del format che pone domande aperte anche al retail di massa.


Il vino biologico cresce, il format funziona, il pubblico risponde. Un anno fa, quando Slow Wine Fair e SANA Food si presentavano insieme per la prima volta come manifestazioni gemelle nei padiglioni di BolognaFiere, la scommessa era ancora da verificare. Oggi, alla quinta edizione (22-24 febbraio 2026), quella scommessa è vinta: oltre 1.100 cantine espositrici da tutte le regioni italiane e da 27 Paesi, 7.000 etichette in degustazione, 350 buyer internazionali selezionati con il supporto di ICE. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: il mercato Horeca di qualità ha trovato in Bologna il suo punto di riferimento europeo per il comparto del vino sostenibile.

Ma i numeri sono la parte facile. La parte interessante è il salto concettuale che la manifestazione compie quest'anno.

Dal suolo al contratto: la sostenibilità cambia piano

Nel 2025, il tema dominante era la sostenibilità ambientale della filiera vitivinicola: gestione del suolo, packaging, logistica, biodiversità. La fotografia Nomisma sul +6,5% del vino biologico in Italia confermava che le produzioni con contenuti reali di sostenibilità ambientale stavano guadagnando terreno rispetto al convenzionale, anche in una fase di contrazione generale dei consumi alcolici.

Nel 2026, il tema centrale dell'edizione è «il vino giusto»: non più solo come è stato prodotto il vino, ma da chi e in quali condizioni. La Slow Wine Fair apre un fronte nuovo — quello della giustizia sociale nella filiera vitivinicola — che porta in scena il caporalato nei vigneti, le condizioni dei lavoratori stranieri, le persistenti disuguaglianze di genere, la difficoltà dei giovani ad accedere alla terra per via della finanziarizzazione dei prezzi fondiari.

È il completamento naturale della triade che da sempre identifica Slow Food: buono, pulito, giusto. Le prime due dimensioni erano già presidiate; la terza entra ora nel cuore del programma con quattro grandi conferenze, decine di incontri e la partecipazione di figure come Yvan Sagnet (presidente di NOCap, l'associazione che contrasta il caporalato nelle filiere agricole) e Carlo Petrini in dialogo con il cardinale Matteo Maria Zuppi sui giovani e il rapporto con la terra.

Non è retorica. Dietro al calice c'è un cantiere aperto: la viticoltura eroica delle Cinque Terre, per esempio, viene preservata anche grazie all'impiego continuativo di dieci lavoratori immigrati nelle aziende di Riomaggiore — un progetto che produce al tempo stesso inclusione lavorativa, presidio paesaggistico e qualità del prodotto. O come la cantina marchigiana Marotti Campi, dove il capo d'opera è figlio e nipote dei precedenti, con stipendi sopra la media di settore come scelta deliberata di relazione di lungo periodo. Casi che la fiera porta a sistema come modelli replicabili, non come eccezioni virtuose.

Le novità dell'edizione 2026

Rispetto all'anno scorso, l'integrazione con SANA Food fa un passo avanti strutturale: Slow Food entra per la prima volta ufficialmente nel padiglione 18 con i propri produttori delle reti Slow Food, gli appuntamenti formativi e le degustazioni. Non più due fiere adiacenti con un biglietto condiviso, ma una piattaforma integrata dove cibo e vino, filiera corta e Horeca, cultura e business si sovrappongono in modo intenzionale.

Altra novità significativa: l'area Banca del Vino – Annate Storiche, dove la Banca del Vino di Pollenzo (che custodisce oltre 50.000 bottiglie tra etichette storiche e rare, collocata nel sito UNESCO dell'Agenzia di Pollenzo) porta in degustazione millesimi usciti dal commercio, con la possibilità di confrontare annate correnti e vecchie annate. Un'operazione di educazione al tempo come valore — esattamente l'opposto della logica di consumo impulsivo che domina il retail convenzionale.

Sul fronte della sostenibilità operativa dell'evento, i dati confermano la coerenza con i valori dichiarati: il 99,5% dei rifiuti prodotti viene recuperato e reimmesso nel mercato come materia prima secondaria; l'allestimento dei padiglioni ha ottenuto il marchio «CO2 Neutral» del Ministero dell'Ambiente, producendo l'87% di CO₂ in meno rispetto agli allestimenti tradizionali, anche grazie all'assenza di moquette sui 20.000 mq occupati dall'evento; i visitatori possono raggiungere Bologna in treno con sconti fino al 75% grazie alla convenzione con Trenitalia. A chiusura della fiera, i tappi in sughero delle bottiglie utilizzate vengono raccolti e destinati a isolamento termico in bioedilizia, pannelli fonoassorbenti e abbigliamento sostenibile.

La domanda che resta aperta per il retail

Slow Wine Fair e SANA Food parlano a un pubblico Horeca e a un retail specializzato. È lì che i valori del «vino giusto» trovano già un terreno ricettivo, buyer selezionati e consumatori con una propensione alla ricerca del prodotto.

Ma l'80% degli acquisti di vino e cibo in Italia passa ancora dalla distribuzione moderna. E sugli scaffali della GDO, la giustizia sociale di una bottiglia non ha ancora una metrica leggibile, né uno spazio di comunicazione strutturato. Il prezzo rimane il segnale dominante; il volantino promozionale non ha ancora imparato a raccontare il caporalato sconfitto o il vigneto delle Cinque Terre salvato dall'abbandono.

Nel 2025, la nostra lettura della prima edizione integrata si chiudeva con l'auspicio che quel «contagio positivo» arrivasse «sugli scaffali del supermercato». Un anno dopo, il processo di maturazione dei valori nella filiera di alta qualità è evidente. La traduzione al retail di massa, però, è ancora un cantiere. La domanda non è se accadrà — i consumatori che cercano trasparenza e responsabilità crescono anche nei canali convenzionali — ma chi, nella distribuzione organizzata italiana, avrà la capacità di costruire strumenti di selezione, comunicazione e misurazione all'altezza di questa domanda.

Slow Wine Fair, nel frattempo, alza l'asticella. E lo fa su un piano — quello della sostenibilità sociale — che il retail farebbe bene a tenere d'occhio.

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