Glovo commissariata: quando l'algoritmo diventa datore di lavoro
La Procura di Milano commissaria Glovo per sfruttamento sistematico di 40.000 rider. Primo caso in Italia di "etero-organizzazione algoritmica": l'app come dirigente illegittimo. Un precedente che ridisegna i confini del lavoro digitale e la responsabilità del retail sull'ultimo miglio.
40.000 rider, €2,50 a consegna, turni da 12 ore senza garanzie. Glovo Italy è stata commissariata dalla Procura di Milano con l'accusa di sfruttamento sistematico del lavoro attraverso etero-organizzazione algoritmica. È il primo caso in Italia in cui un algoritmo viene riconosciuto come esercizio di potere direttivo ex art. 2086 cod. civ., configurando di fatto l'app come datore di lavoro illegittimo.
I numeri dell'inchiesta: retribuzioni fino a -77% sotto soglia povertà, compensi medi pari al 23% della soglia di povertà relativa (calcolata come €1.890/mese per single), assenza totale di tutele contrattuali.
Il concetto di etero-organizzazione algoritmica
La Procura qualifica Glovo come datore di lavoro de facto ai sensi dell'art. 2086 cod. civ. (responsabilità dell'imprenditore) e del D.Lgs 81/2015 (Riforma Fornero sulle collaborazioni etero-organizzate). L'algoritmo assegna ordini, definisce prezzi, calcola tempi, penalizza ritardi, disconnette chi rifiuta troppe consegne. Questo costituisce "etero-organizzazione": esercizio unilaterale del potere direttivo senza riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato.
Non è una questione tecnologica ma giuridica: se l'algoritmo sostituisce il dirigente nell'organizzare tempi, modi, luogo della prestazione, allora c'è subordinazione. Come abbiamo già analizzato a novembre 2024, la Cassazione ha stabilito che «l'inserimento del lavoratore nell'organizzazione aziendale prevalga sulla forma contrattuale dichiarata». Glovo dichiarava partite IVA, la Procura documenta lavoro subordinato mascherato.
I dati economici
L'inchiesta ricostruisce il costo reale di una consegna per il rider:
Compenso medio: €2,50/consegna
Costi operativi rider: carburante/manutenzione ~€0,80, ammortamento mezzo ~€0,30, TFR/malattia/ferie non maturati ~€0,50 → costo opportunità €1,60
Reddito medio rider Glovo full-time (200h/mese): €720/mese netti = -62% vs soglia povertà
Il contesto europeo
Il caso italiano non è isolato. In Spagna, il "Rider Law" (2021) ha riclassificato 30.000 rider Glovo/Deliveroo come dipendenti subordinati. Risultato: +68% costo del lavoro per le piattaforme, -15% rider attivi (molti espulsi), ma +€400/mese medio per chi è rimasto con contratto.
In Francia, la Cassazione ha condannato Uber Eats (2020) e Deliveroo (2021) per lavoro dissimulato, imponendo una riqualificazione dei contratti. In UK, la Supreme Court (2021) ha stabilito che i driver Uber sono "workers" con diritto a salario minimo e ferie pagate.
Il caso Glovo Italia arriva quindi in un contesto europeo in cui le corti stanno sistematicamente rigettando la narrazione delle "piattaforme tecnologiche neutrali", riconoscendo invece l'esercizio di potere datoriale attraverso algoritmi.
Il nodo del Quick Commerce e il ruolo della GDO
L'inchiesta su Glovo accende un faro non solo sulla piattaforma, ma sull'intera filiera del Quick Commerce (la consegna ultra-rapida della spesa). Sebbene le grandi catene della GDO abbiano mantenuto logistiche proprietarie per la spesa pianificata (si pensi ai furgoni refrigerati di Esselunga o Coop), per il segmento delle consegne "on-demand" — quelle in 30-60 minuti — molte insegne hanno scelto di integrare le piattaforme esterne. In queste partnership B2B, il retailer paga una commissione alla piattaforma per accedere a una rete logistica flessibile. Il supermercato vende, l'app gestisce la consegna, il rider assorbe il rischio operativo.
Il problema sollevato implicitamente dal commissariamento è la sostenibilità di questo modello. Se il servizio offerto dalla piattaforma si basa su un'organizzazione del lavoro giudicata illegittima dalla Procura ("etero-organizzazione"), il committente — ovvero la grande distribuzione — si trova esposto a un rischio che va oltre il semplice contratto commerciale.
Le implicazioni sistemiche: verso una responsabilità di filiera?
Il commissariamento di Glovo segna un potenziale spartiacque. Se in sede di giudizio venisse confermato che l'algoritmo agisce come datore di lavoro, cadrebbe la narrazione della "intermediazione tecnologica neutra".
Questo scenario apre interrogativi complessi per le piattaforme ma anche per la GDO:
Rischio reputazionale ed ESG: I grandi marchi del retail, sempre più attenti ai bilanci di sostenibilità, si troverebbero nella scomoda posizione di utilizzare partner logistici accusati di "sfruttamento sistematico". La compliance etica della catena di fornitura diventerà un tema ineludibile.
Sostenibilità economica: Il "costo basso" del delivery è stato garantito finora da una interpretazione dalla qualifica di rider come lavoratore autonomo. Se le piattaforme saranno costrette a regolarizzare i rider (come in parte sta già facendo Just Eat con il modello "Scoober" che ha assunto oltre 4.000 rider con contratti subordinati CCNL Logistica in 22 città italiane), i costi del servizio aumenteranno fisiologicamente.
Responsabilità solidale: Sebbene oggi i contratti siano strutturati per escludere automatismi, l'evoluzione della giurisprudenza potrebbe iniziare a guardare con più attenzione al rapporto tra committente (retailer) e appaltatore (piattaforma), specialmente quando il servizio di consegna è parte integrante dell'offerta commerciale.
Il Quick Commerce italiano si trova dunque a un bivio: o accetta che la logistica espressa ha un costo reale che include le tutele del lavoro — e questo costo dovrà essere ripartito tra retailer, piattaforma e consumatore finale — oppure dovrà ammettere che il modello, senza le zone grigie del lavoro a cottimo, non è economicamente sostenibile.
In chiusura una rilessione Commentando la sentenza della Cassazione sul rider come lavoratore subordinato avevamo già osservato che "il progresso tecnologico richiede un ancoraggio ai principi dell'ordinamento giuridico, che sono la base della civile convivenza e della tutela delle parti deboli nei rapporti contrattuali".
Il caso Glovo conferma che prendersi cura delle persone che rendono possibile il servizio non è solo un imperativo etico, ma una condizione per costruire sistemi economici resilienti e sostenibili nel tempo.
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