Cultura aziendale e persone: Dit propone nuovi modelli organizzativi alla GDO
La frammentazione del retail nazionale — 28 operatori per 110 miliardi di fatturato contro giganti europei da 50-70 miliardi — impone un ripensamento dei modelli organizzativi. Dit presenta il primo Bilancio di Sostenibilità e apre una riflessione settoriale sul ruolo delle persone e della leadership diffusa nella transizione ecologica.
La capacità competitiva della distribuzione italiana passa sempre più da variabili organizzative e culturali. La frammentazione strutturale del retail nazionale — 28 operatori che insieme raggiungono un fatturato di 110 miliardi di euro — si confronta con mercati europei dove singole insegne superano ampiamente questa soglia: Edeka fattura 71 miliardi in Germania, Leclerc 55 miliardi in Francia, Intermarchè 54 miliardi, mentre Coop Svizzera raggiunge 36 miliardi e la spagnola Mercadona 33 miliardi (dati rapporto Mediobanca sulla GDO italiana).
Questa differenza dimensionale limita i ritmi di sviluppo, la capacità di innovazione e la redditività rispetto ai competitor europei. In questo contesto, i modelli organizzativi e la cultura aziendale emergono come fattori strategici per compensare il gap dimensionale e affrontare le sfide della sostenibilità.
Dal bilancio di sostenibilità alla trasformazione organizzativa
Dit - Distribuzione Italiana, centrale delle insegne Sigma e Sisa, ha presentato nel 2025 il proprio primo Bilancio di Sostenibilità, segnalando un passaggio verso un modello di governance che integra aspetti ambientali, sociali ed economico-finanziari. Il documento rappresenta uno strumento di rendicontazione ma anche un'occasione per ripensare l'organizzazione interna come leva della transizione.
L'iniziativa si inserisce in una riflessione più ampia sul settore, avviata con l'incontro "Il tempo delle scelte" organizzato a Bologna al Teatro Arena del Sole. L'evento ha riunito soci, fornitori e industria di marca per confrontarsi su esperienze di innovazione organizzativa e cambiamento culturale, attingendo anche da settori esterni alla distribuzione.
Governance, persone e strategia: il collegamento con la sostenibilità
L'incontro ha esplorato il nesso tra governance e performance di sostenibilità, evidenziando come la capacità di raggiungere obiettivi ESG dipenda dalla qualità dei processi organizzativi e dalla valorizzazione delle competenze interne. Alice Molta, coordinatrice di Impronta Etica, ha analizzato l'impatto della governance sulla sostenibilità, mentre Marco Grazioli, presidente di The European House – Ambrosetti, ha approfondito il ruolo della leva organizzativa nell'attuazione della strategia aziendale.
La tavola rotonda, coordinata da Andrea Meneghini (direttore di GDONews), ha visto il confronto tra Paolo Maggi (presidente Tetra Pak South Europe), Oriana Romeo (senior analyst Area studi Mediobanca), Fabiana Verde (Sr. HR Business Partner ISC & Head of Industrial Relations di Birra Peroni) e Alessandro Camattari (direttore commerciale e marketing di Dit), esplorando esperienze aziendali in cui il fattore umano è stato determinante nei processi di trasformazione.
Leadership diffusa e identità collettiva come risposta alla complessità
«Operando in un settore maturo, i fattori che incidono sulla nostra attività hanno subito accelerazioni tali da richiedere una forte capacità di cambiamento organizzativo, un adeguamento e rinnovamento culturale», ha spiegato Alessandro Camattari. Il manager ha sottolineato la necessità di «un modello che garantisca una leadership sempre più diffusa e un maggior senso di identità collettiva che porti a scelte di sviluppo applicabili sulla rete in modo più efficace e in tempi più rapidi».
L'approccio riconosce che la trasformazione sostenibile del retail non si risolve solo con investimenti tecnologici o infrastrutturali, ma richiede un cambio di mindset organizzativo. La capacità di coinvolgere le persone, costruire competenze e diffondere responsabilità diventa prerequisito per implementare strategie di sostenibilità sulla rete distributiva.
Contaminazione intersettoriale per nuovi modelli organizzativi
Significativa la scelta di includere nel confronto testimonianze da settori esterni alla GDO. Cinzia Pennesi, direttrice d'orchestra, ha illustrato il processo di produzione di un concerto sinfonico come esempio di organizzazione collaborativa orientata all'eccellenza, offrendo uno sguardo laterale su come coordinare competenze diverse verso un obiettivo comune.
Questo approccio di contaminazione riflette la consapevolezza che il retail può trarre ispirazione da altri ambiti per ripensare processi decisionali, governance e sistemi di coordinamento, elementi cruciali quando si affrontano sfide complesse come la misurazione e riduzione degli impatti ambientali lungo la filiera.
Prospettive: l'organizzazione come infrastruttura della sostenibilità
L'iniziativa di Dit segnala un'evoluzione nella percezione della sostenibilità all'interno della distribuzione italiana. Oltre agli aspetti tecnici e operativi — efficienza energetica, riduzione sprechi, economia circolare — emerge la dimensione organizzativa e culturale come fattore abilitante. La capacità di cambiare diventa essa stessa una competenza strategica, particolarmente rilevante in un contesto frammentato dove l'agilità organizzativa può compensare il limite dimensionale.
Il confronto settoriale aperto da Dit con partner e fornitori suggerisce inoltre un approccio collaborativo alla transizione, riconoscendo che la sostenibilità nel retail è una sfida sistemica che richiede il coinvolgimento dell'intera filiera del largo consumo.
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