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La "spinta gentile" per la sostenibilità: riprogettare i comportamenti con i “nudge”

Green Retail  - La "spinta gentile" per la sostenibilità: riprogettare i comportamenti con i “nudge”

L’attenzione all’ambiente, la gestione dei rifiuti e i comportamenti ispirati al buon senso possono essere efficacemente raggiunti anche attraverso un metodo individuato solo poco più di 10 anni fa, il nudge.

Nato dall’incontro tra la psicologia e l’economia comportamentale, il nudge è uno strumento finalizzato a modificare i comportamenti delle persone senza obblighi e senza incentivi economici o sanzioni.

Irene Ivoi (nella foto) è un’umanista della sostenibilità che pratica, mixando competenze tecniche, scrittura, public speaking e capacità di networking. Da sempre è interessata a progettare comportamenti più che nuovi prodotti. Così, studiando l’economia comportamentale, ha conosciuto la teoria dei nudge, definita nel libro “La spinta gentile” di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein di cui si è innamorata all’istante.

Da cosa nasce la "spinta gentile”?

Affonda le sue radici nell’assunto che non è solo la razionalità che guida i nostri comportamenti. A occuparsi di queste tematiche sono stati gli psicologi sperimentali e poi gli economisti che hanno creato l’economia comportamentale (vs homo econoemicus), sviluppatasi negli ultimi decenni principalmente a partire dagli studi di Daniel Kahneman, e Vernon Smith (psicologi), entrambi Nobel per l’economia nel 2002, e Amos Tversky. Il nucleo centrale di questa disciplina si fonda su due principi: l’integrazione fra economia e psicologia e una critica al paradigma dell’economia che prevede la razionalità degli agenti economici. Il cervello è bombardato da migliaia di sollecitazioni per cui per far emergere i segnali (soprattutto di pericolo) dal rumore di fondo, ha imparato, nel corso dei millenni, ad adottare alcune scorciatoie mentali. Queste scorciatoie ci consentono di interpretare la realtà in maniera rapida ed efficace. Tuttavia, in alcuni contesti producono errori. Su questi prevedibili errori si innesca l’architettura delle scelte alias la spinta gentile. Cioè la possibilità di orientare i comportamenti delle persone verso una direzione desiderata.

Rileva una maggiore attenzione da parte delle imprese verso i temi dell'economia circolare e della sostenibilità?

Oggi sì. molte imprese hanno deciso o capito che abbracciare questi temi è necessario quindi cresce oggettivamente la domanda di sostenibilità. Sembra che tutti vogliano esserlo anche indipendentemente da quanto ci credono. Dipende anche dalle tante opportunità di finanziamento che grazie alle risorse europee sono disponibili oggi, ben più che in passato

I consumatori e l'opinione pubblica in generale sono sensibili a questi temi?

Ben più di prima ma talvolta fanno fatica a tradurre in azioni le proprie opinioni. Tanti per esempio ancora non sanno quanto la CO2 di una bistecca di carne sia ben superiore ad una porzione di cavolo nero o finocchi. Questi temi vanno fatti “scendere” nelle pratiche di ogni giorno come ha fatto recentemente ODA in Norvegia. Per esempio inutile gridare al caos climatico e poi dotarsi di aria confezionata in estate senza riflettere. Le estati in città sono diventate sempre più insopportabili anche perchè esistono diffusi (troppi) apparecchi domestici di aria condizionata. Le città dovrebbero chiedersi quanti se ne possono sopportare per evitare surriscaldamenti insostenibili e dopo una certa soglia tutti dovremmo poter lavorare altrove (smart-working) anche se la comunicazione digitale non è priva di impatti. Il tema è complesso. Andrebbe studiato il fatidico metabolismo urbano. Tuttavia in sintesi possiamo dire che noi tutti siamo più attivi ma non ancora quanto basta.

Quali sono a suo avviso i migliori esempi di economia circolare tra quelli di cui si è occupata?

Portare oggi la spinta gentile presso pubbliche amministrazioni e società private mi piace molto perchè credo in questo strumento capace di agire sui comportamenti. In anni passati in cui ho lavorato su diversi cantieri sostenibili, all’implementazione di azioni di prevenzione rifiuti, quello bresciano con A2a (Aprica), comune di Brescia e Regione Lombardia per completezza di interventi è stato sicuramente il più importante. Senza dimenticare che 20 anni fa ho messo in piedi un’azione forte sull’acqua di rubinetto da preferire alla minerale che è stato un pilota a livello nazionale rispetto a tante cose che sono successe dopo. Si svolse a Firenze, si chiamava “Acquartiere” e ha generato un passaggio di un terzo del campione dalla imbottigliata al rubinetto.

Cosa possono fare le aziende per rendere più sostenibili i loro processi?

Rispettare le conformità di legge (il che dovrebbe essere una “normalità”), misurare in primis gli impatti dei propri processi per poi scegliere cosa efficientare e migliorare: dalle risorse energetiche e idriche di cui si approvvigionano fino alle proprie politiche di acquisto o gestione scarti. E poi guardarsi intorno e scegliere obiettivi sociali a cui tentare di dare contributi e risposte. Le imprese non sono isole e devono (pre)occuparsi del proprio ecosistema anche per dare senso a ciò che fanno, ogni settore ha poi delle specificità che lo differenziano da altri e quindi ogni ambito diventa un mondo a se. E la spinta gentile può servire ad attivare comportamenti degni di miglior futuro da parte di chi lavora nelle imprese. La spinta gentile ha al centro le persone e quindi sia nelle policy pubbliche che private c’è spazio per attivarla.

       
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