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gioco d’azzardo
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Consumi A cura di: Giovanni Sgrò

Gli italiani spendono più nel gioco d’azzardo che nella grande distribuzione

L’Italia lascia bruciare 165 miliardi all’anno nel gioco d’azzardo (erano 30 nel 2005), la grande distribuzione ne incassa 113

C’è un dato, nel confronto tra Italia e Spagna pubblicato oggi dall’Istat, che non parla soltanto di economia. Parla di modello sociale, di capacità di investire sulle persone, di fiducia nel futuro. Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, mentre la Spagna ha mostrato un dinamismo ben superiore, sostenuto da consumi più forti, redditi reali in crescita e maggiore valorizzazione della popolazione attiva. Il Rapporto Istat 2026 evidenzia proprio questo divario: tra il 2022 e il 2025 il Pil spagnolo è cresciuto molto più di quello italiano, anche grazie all’aumento della popolazione in età lavorativa e dei redditi reali”.

Da qui parte la riflessione dell’avvocato soveratese Roberta Ussia, da tempo impegnata contro il dilagare del gioco d’azzardo e della ludopatia. Per Ussia, la questione “non può essere relegata alla cronaca sanitaria o alle storie individuali di dipendenza: riguarda direttamente la tenuta economica del Paese, la qualità della vita delle famiglie e le prospettive delle nuove generazioni”.

“Ci chiediamo perché l’Italia cresca poco, perché i giovani vadano via, perché il lavoro sia sempre più povero e perché le famiglie facciano fatica. Ma poi accettiamo come normale che nel nostro Paese si giochino cifre enormi, sottratte ai consumi reali, alla formazione, alla qualità della vita, all’educazione e alla costruzione del futuro”, osserva Ussia.

La portata del fenomeno

I numeri confermano la portata del fenomeno. Nel 2025, secondo i dati del Ministero dell’Economia elaborati da Libera, in Italia si è giocata la cifra di 165 miliardi e 344 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto al 2024; solo l’online ha superato i 100 miliardi (le entrate erariali sono state pari a circa 11,4 miliardi, una quota molto bassa rispetto alla massa complessiva movimentata). Purtroppo le proiezioni per il 2026 sono ancora più sconcertanti: si tratta di più di 190 miliardi che gli italiani spenderanno nell’azzardo. Per avere un punto di paragone si pensi che la GDO nel 2025 ha chiuso a 113 miliardi e nel 2026 forse arriverà a 115. 

E questo è un paradosso poiché la grande distribuzione in vent’anni è sostanzialmente raddoppiata (passando da 60 miliardi di euro nel 2005 a 113 miliardi nel 2025), mentre l’azzardo è passato da 30 miliardi nel 2005 a 165 nel 2025. Questo non è sviluppo. È una distorsione. 

L’azzardo colpisce di più chi è più fragile

La questione è anche culturale. L’azzardo non resta confinato nelle sale gioco: entra nelle case, nei telefoni, nelle piattaforme online, nella pubblicità, nei social, nella televisione. Diventa paesaggio quotidiano. E colpisce soprattutto chi è più fragile, chi cerca una scorciatoia, chi vede nella vincita l’unica possibilità di riscatto.

Secondo Libera, almeno 18 milioni di italiani hanno giocato nell’ultimo anno; le persone coinvolte direttamente in un uso patologico o problematico sono 2,9 milioni, mentre per ogni giocatore altre sette persone, in media, subiscono conseguenze familiari, economiche e relazionali. Si arriva così a 20,4 milioni di persone coinvolte nel cosiddetto “azzardo passivo”.

“Non siamo davanti a un vizio privato”, insiste Ussia. “Siamo davanti a un fenomeno che rovina nuclei familiari interi. Non riguarda solo chi gioca: coinvolge genitori, figli, coniugi, fratelli. Produce debiti, ansia, isolamento, perdita di fiducia, impoverimento materiale e psicologico”.

Una pedagogia rovesciata

Da qui il collegamento con le nuove generazioni. In un Paese che fatica a offrire salari adeguati, stabilità e percorsi di crescita, l’azzardo rischia di diventare una pedagogia rovesciata: insegna che il futuro non si costruisce, si tenta; che il successo non nasce dal lavoro, ma dalla fortuna; che la speranza può essere comprata con una puntata.

Non vogliamo rubare agli italiani il sogno di una vincita, ma non è accettabile buttare una quota così rilevante di ricchezza nazionale nell’azzardo senza aprire un vero dibattito politico, economico e sanitario. Non è colpa degli italiani lasciati soli davanti a un sistema così pervasivo. La responsabilità è di chi dovrebbe controllare, prevenire, limitare, educare. 

A questo proposito, vorrei ricordare l’articolo 3 comma 2 della costituzione che in sintesi recita che lo Stato deve salvaguardare i propri cittadini da qualsiasi incolumità di tipo morale ed economica possa ledere la famiglia. Purtroppo l’azzardo mina sia moralmente che economicamente il sistema economico e sociale delle famiglie. E la politica? cosa fa?

Come può un Paese che lascia scivolare miliardi nell’illusione dell’azzardo pretendere poi di crescere, trattenere i giovani, pagare meglio il lavoro, rafforzare la scuola, proteggere le famiglie? Nessuna economia può reggere se una parte così grande della sua energia viene trasformata in dipendenza, indebitamento e sfiducia.

       

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