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Grazie al contributo dell’azienda piemontese al progetto Pink Is Good di Fondazione Umberto Veronesi, la giovane ricercatrice Lucia De Rosa potrà portare avanti il suo progetto presso il CNR di Napoli.

Si chiama Lucia De Rosa (nella foto) la ricercatrice che, grazie al progetto Pink Is Good di Fondazione Umberto Veronesi ed al sostegno dell’azienda piemontese Fiorentini Alimentari S.p.A. potrà svolgere le sue ricerche sul carcinoma mammario triplo-negativo, uno dei più aggressivi, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) a Napoli.

Il marchio piemontese, celebre per i sostitutivi del pane e snack salutistici, collabora dal 2016 con la prestigiosa Fondazione che sostiene la ricerca scientifica d’eccellenza ed è impegnata in campagne di prevenzione ed educazione che promuovono l'adozione di stili di vita sani e consapevoli, in cui l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale e sempre più centrale. È questo il comune denominatore da cui è nata una collaborazione che si è concretizzata ogni anno nel finanziamento di una borsa di ricerca che ha permesso a medici e ricercatori di portare avanti presso strutture italiane di eccellenza le loro ricerche sui tumori femminili, in particolare quelli che interessano il seno, su cui si concentra l’attenzione del progetto “Pink is Good”, che ogni anno finanzia sempre più borse di ricerca sul territorio italiano.

Con il sostegno di Fiorentini, Lucia De Rosa potrà portare avanti il suo progetto di ricerca finalizzato a sviluppare “profarmaci” per la terapia mirata del carcinoma mammario triplo-negativo, una forma molto aggressiva di tumore al seno caratterizzata da una spiccata propensione a generare metastasi. Non esiste una terapia mirata, e le opzioni terapeutiche per le pazienti che presentano questo tumore in forma metastatica sono spesso inefficaci. Il progetto di ricerca intende allora sviluppare nuove molecole per la terapia mirata e a bassi effetti collaterali, sfruttando il recettore AXL, una proteina presente in elevate quantità sulla superficie delle cellule di questa forma di carcinoma. I profarmaci saranno costituiti da un chemioterapico legato ad una molecola capace di veicolare il farmaco sulle cellule tumorali riconoscendo la proteina AXL. Il chemioterapico unito alla molecola-veicolo non è farmacologicamente attivo: in seguito a reazioni enzimatiche o chimiche che avvengono nel sito tumorale può essere attivato in loco, permettendo di massimizzare l’accumulo del chemioterapico nel tumore, migliorandone l’efficacia e riducendone gli effetti collaterali.

“La nostra è una storia di attenzione all’alimento portatore di benessere, fin da quando il mio bisnonno fondò la prima bottega in cui nacque l’attività della nostra azienda – spiega Simona Fiorentini, direttore marketing ed export dell’omonima azienda di proprietà famigliare – Inoltre, come molti, anche noi abbiamo vissuto casi molto vicini di tumori femminili. La condivisione di intenti con Fondazione Umberto Veronesi è stata dunque molto immediata. Siamo felici di rinnovare questa collaborazione da ormai diversi anni. Una collaborazione che ci permette di contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica di qualità nel nostro Paese. Questo ci consente di aumentare la speranza di cura dei tumori che colpiscono le donne, che rappresentano la maggior parte dei consumatori dei nostri prodotti. E infine ha stimolato ulteriormente la nostra storica propensione all’innovazione di prodotto, permettendoci di creare due nuove tipologie di gallette e di snack salati arricchiti di elementi nutritivi preziosi per il benessere.”

“Fare ricerca è una grande responsabilità perché offre la possibilità di dare un contributo speciale per il bene collettivo ed il progresso. Il nostro lavoro getta le basi su cui si costruisce il futuro dell’umanità. Chi fa ricerca sa che purtroppo deve imparare ad affrontare tante difficoltà e delusioni. Un buon risultato sperimentale arriva dopo tanti tentativi e fallimenti che scoraggiano e avviliscono. Ma per la gioia e la fierezza che si provano quando quel risultato arriva vale la pena provare invano mille volte! Svolgere questo lavoro mi riempie di orgoglio e mi fa sentire un tassello importante di un bellissimo mosaico” – afferma la Dott.ssa Lucia De Rosa.

Lucia De Rosa è nata a Gragnano (NA) nel 1983, è laureata in Biotecnologie Molecolari e Industriali ed è PhD in Scienze Biotecnologiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

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