L'incontro tra il cardinale Zuppi e Carlo Petrini rilancia il dibattito sulla responsabilità del comparto agroalimentare. Dal lavoro nella filiera alla competizione predatoria, un confronto che interroga anche il retail.
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La conversazione tra il cardinale Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini durante Slow Wine Fair a Bologna ha portato nel dibattito pubblico questioni che riguardano direttamente la trasformazione del sistema alimentare. Non si è trattato di un confronto teorico, ma di una riflessione concreta sulle responsabilità di chi produce, distribuisce e vende cibo e vino.
Carlo Petrini ha inquadrato il problema: l'era industriale ci ha illuso che le risorse fossero infinite, oggi sappiamo che non è così. Il sistema alimentare contribuisce per una quota rilevante allo sconquasso ambientale, mentre il 30% del cibo viene sprecato e milioni di persone soffrono la fame.

La crescita senza limiti e la concentrazione esclusiva sul profitto conducono a un punto di non ritorno. Per questo, secondo il fondatore di Slow Food, occorre basare la produzione su due pilastri: beni comuni e beni di relazione. «Non è possibile concentrare la qualità del vino solo sull'aspetto organolettico. Senza una componente di responsabilità sociale, questo sistema è destinato a scomparire».
Il tema del lavoro nella filiera è emerso con chiarezza. Petrini ha citato le condizioni che colpiscono i lavoratori migranti in agricoltura e la necessità di percorsi di inclusione reale, annunciando un nuovo corso all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per formare e accompagnare giovani nel settore enogastronomico, lavorando sull'inclusione lavorativa e sociale delle persone migranti.
Matteo Maria Zuppi ha posto l'accento sulla logica di mercato che spesso detta le scelte. «Dobbiamo dimostrare che il buono, pulito e giusto non è un'utopia: è l'unico modo per sopravvivere e garantire un futuro per tutte e tutti». Il cardinale ha messo in guardia dalla deriva individualistica legata al possesso: «Quando pensi di possedere, entri in una logica distruttiva». Il richiamo alla Laudato Si' di Papa Francesco, con l'espressione "meno è di più", significa liberarsi dal consumismo e dallo spreco.
La questione delle dinamiche competitive ha attraversato tutto l'incontro. Petrini ha invitato a vivere questa fase storica come un'opportunità di liberazione: «Passare da una logica di competizione alla condivisione e alla cooperazione è una forma di libertà». La proposta concreta è quella di diventare "co-produttori": non consumatori, ma cittadini consapevoli che sostengono con le proprie scelte chi privilegia pratiche giuste e sostenibili.
Le ricerche economiche degli ultimi anni confermano che la competizione predatoria finisce per danneggiare il sistema e generare crisi ricorrenti. Modelli basati sulla cooperazione e sulla condivisione dimostrano maggiore resilienza e capacità di attraversare le trasformazioni del mercato. Non si tratta di retorica, ma di evidenze che chiamano in causa anche il retail.
A nostro parere, proprio il mondo del vino che affronta lo scoglio nutrizionale e scientifico dell'alcol e le significative riduzioni di consumo, il posizionamento nella distribuzione moderna deve assumere questi valori. La convivialità, la biodiversità, la comunità diventano gli elementi distintivi su cui costruire una narrazione credibile. Il retail ha la responsabilità e l'opportunità di guidare questa trasformazione, mettendo al centro relazioni anziché transazioni, territorio anziché volumi, qualità sociale anziché solo marginalità.
«La fraternità è condizione indispensabile per la giustizia e l'uguaglianza. Senza fraternità non c'è futuro», ha concluso Petrini. Una prospettiva che interroga l'intera filiera distributiva.
