Studio UN Global Compact su 13.000 cittadini rivela che l'85% degli italiani considera lo sviluppo sostenibile una priorità politica, mentre il 55% integra criteri ESG nelle scelte d'acquisto quotidiane, superando la media continentale e creando nuove opportunità per il business sostenibile.
La transizione verso modelli economici sostenibili trova nei consumatori italiani i suoi alleati più determinati, secondo quanto emerge dal nuovo studio "The Perception of Sustainable Development by Europeans" condotto dai Network europei di UN Global Compact. La ricerca, presentata durante il Leaders Summit 2025 di New York, fotografa un panorama europeo in cui la sostenibilità si sta trasformando da valore aspirazionale a driver concreto di scelte economiche e politiche.
Un mercato che premia la sostenibilità strategica
I dati rivelano una dinamica particolarmente interessante per il mondo del retail e dell'industria: l'85% degli italiani considera lo sviluppo sostenibile una priorità da collocare al centro dell'agenda politica, superando la media europea del 80%. Ma è soprattutto nel comportamento d'acquisto che emerge il potenziale trasformativo di questi orientamenti: il 55% dei cittadini italiani considera la sostenibilità un elemento importante nelle decisioni di acquisto, una percentuale significativamente superiore alla media europea.
Questo cambio di paradigma non rappresenta più un fenomeno di nicchia. L'80% degli europei dichiara di tenere conto della sostenibilità nelle proprie scelte, anche se solo il 27% lo fa sempre. Il dato italiano è ancora più promettente dal punto di vista strategico: indica un mercato maturo, dove i consumatori hanno sviluppato criteri di valutazione che integrano performance ambientali e sociali accanto a prezzo e qualità.
Il business case della sostenibilità trova consenso
La ricerca conferma che la sostenibilità è percepita come fattore competitivo strategico: sette europei su dieci la considerano un driver per le imprese, percentuale che in Italia sale al 75%. Questo consenso crea le condizioni per un circolo virtuoso dove gli investimenti ESG non vengono più percepiti come costi aggiuntivi, ma come elementi di differenziazione competitiva.
Il supporto alla regolamentazione più rigorosa è trasversale: l'87% degli italiani (contro l'85% della media europea) ritiene indispensabili regole più stringenti, pur chiedendo parallelamente semplificazione e minori oneri burocratici. Un equilibrio che suggerisce la maturità del mercato italiano nel comprendere la necessità di framework normativi che guidino la transizione senza penalizzare la competitività.
Agenda 2030: il gap tra aspettative e realtà
Lo studio si inserisce in un contesto globale complesso evidenziato dal Progress Report 2025 delle Nazioni Unite: solo il 18% degli obiettivi di sviluppo sostenibile è "on-track", mentre il 35% è in stagnazione o regressione. Dei 169 target dell'Agenda 2030, appena 139 sono stati misurati correttamente dal 2015, e solo il 35% registra progressi adeguati.
Per colmare questo gap servirebbero ulteriori investimenti per circa 4 trillioni di dollari l'anno, una cifra che evidenzia le dimensioni della sfida ma anche del potenziale di mercato per soluzioni sostenibili innovative. In questo scenario, il 36% degli italiani crede ancora possibile raggiungere gli SDGs entro il 2030, mantenendo un ottimismo che può tradursi in propensione agli investimenti sostenibili.
Opportunità e criticità per il settore privato
La percezione dell'impatto aziendale sulla sostenibilità presenta luci e ombre. Quasi la metà degli europei riconosce alle imprese un impatto positivo sui diritti dei lavoratori (47%), seguiti da diritti umani e tutela ambientale (43%). In Italia il quadro è più critico: appena il 36% valuta favorevolmente l'impatto delle aziende sulla sostenibilità, concentrato soprattutto sulle questioni legate al lavoro.
Questa disconnessione rappresenta sia una sfida che un'opportunità: indica spazio di miglioramento nella comunicazione degli sforzi sostenibili e nella loro traduzione in benefici percepibili dai consumatori. La fiducia si riduce significativamente sul fronte della lotta alla corruzione, dove solo il 35% esprime un giudizio positivo, evidenziando l'importanza della trasparenza e della governance ESG.
Tecnologia e innovazione come acceleratori
Il 69% degli europei e il 68% degli italiani credono che l'intelligenza artificiale possa contribuire al progresso sostenibile, aprendo prospettive interessanti per l'integrazione di tecnologie avanzate nelle strategie ESG. Questa fiducia nell'innovazione tecnologica suggerisce un mercato pronto ad accogliere soluzioni digitali che ottimizzino l'efficienza ambientale e sociale delle imprese.
Verso un capitalismo degli stakeholder
«I dati raccolti confermano che i cittadini italiani mostrano una sensibilità alla sostenibilità superiore alla media europea», dichiara Daniela Bernacchi, Executive Director di UN Global Compact Network Italia. «È un segnale che deve trasformarsi in un'opportunità per il nostro Paese di assumere un ruolo guida nella transizione verso modelli più equi, inclusivi e rispettosi dell'ambiente».
La ricerca evidenzia come il settore privato debba interpretare la sostenibilità come «leva di competitività, innovazione e trasparenza», in un contesto dove l'Unione Europea resta riferimento imprescindibile ma il successo dipende dal coinvolgimento delle imprese nella trasformazione sistemica dell'economia.
Implicazioni strategiche per il retail
Per il mondo del retail, questi dati delineano scenari di particolare interesse: un mercato italiano che premia sempre più le scelte sostenibili, consumatori pronti a modificare i propri comportamenti d'acquisto e un contesto normativo che evolve verso maggiore rigore. Le aziende che sapranno anticipare queste tendenze, integrando sostenibilità autentica nei propri modelli di business, potranno beneficiare di un vantaggio competitivo crescente in un mercato che considera la transizione ecologica non più un'opzione, ma una necessità strategica.
Lo studio "The Perception of Sustainable Development by Europeans" è stato condotto su un campione rappresentativo di 13.000 cittadini in 16 paesi europei, con metodologia Kantar e intervallo di confidenza del 95%.