Green Retail  - Green Claims e Riparabilità: Davide Rossi analizza l’impatto della Direttiva 825/2024 sul futuro del retail dell'elettronica
Davide Rossi, direttore generale di AIRES -Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati
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News A cura di: Domenico Canzoniero

Green Claims e Riparabilità: Davide Rossi analizza l’impatto della Direttiva 825/2024 sul futuro del retail dell'elettronica

La Direttiva 825/2024 introduce nuovi obblighi sui green claims e rafforza il diritto alla riparazione, trasformando il retail dell’elettronica da semplice canale distributivo a nodo strategico dell’economia circolare. In questa intervista, Davide Rossi, Direttore Generale di Aires, analizza le sfide operative per i punti vendita: dalla gestione strategica dei RAEE al contrasto della concorrenza sleale dei marketplace, fino alla trasformazione del negozio fisico in un hub di rigenerazione e servizi ad alto valore aggiunto. Una riflessione importante su come la compliance normativa possa trasformarsi in una nuova leva di competitività e credibilità per l'intera filiera.

Davide Rossi, partiamo dallo scenario normativo europeo. La Direttiva Greenwashing è percepita come una rivoluzione per il largo consumo, ma per l'elettronica sembra un po’ meno impattante. Qual è la tua lettura?

Hai ragione. Per il nostro settore, la sensazione è che "la montagna abbia partorito quasi un topolino". Siamo già iper-regolamentati tra marchi CE ed etichette energetiche. Il vero rischio è reputazionale: il retailer è l'interfaccia finale che riporta le promesse del produttore. "Se le dichiarazioni dell'industria non fossero affidabili, il danno d'immagine per la distribuzione sarebbe gravissimo". Pur essendo strutturalmente compliant, monitoreremo la filiera con estrema attenzione per evitare che messaggi ambigui ricadano sui nostri associati.

La gestione dei RAEE: tra obiettivi europei e nodi burocratici

Restando sui temi ambientali, i numeri della raccolta RAEE in Italia sono critici: 380.000 tonnellate raccolte a fronte di un milione immesse sul mercato. Come si inserisce in questo gap il nuovo Accordo di Programma di fine 2025?

Il delta è inaccettabile e l'obiettivo europeo di 650.000 tonnellate è ancora lontano. Con il nuovo Accordo investiremo massicciamente nella comunicazione per scardinare un equivoco: "il ritiro del RAEE non è un gesto di cortesia del negoziante, ma un obbligo di legge inderogabile". Il consumatore deve percepire il punto vendita come un hub logistico essenziale della sostenibilità, un servizio per cui ha già pagato al momento dell'acquisto.

Questo però si scontra con una visione del RAEE ancora troppo burocratica. Mi dicevi che trattare i prodotti esausti come "rifiuti puri" favorisce paradossalmente delle posizioni dominanti nel trattamento.

Esattamente. Finché il RAEE è visto come una seccatura o una tassa sull'ombra, restiamo prigionieri di logiche punitive. Questa visione ha favorito la creazione di oligopoli nel settore del trattamento che potrebbero non avere interesse a far crescere la raccolta per mantenere la propria posizione dominante. Dobbiamo invece considerare i RAEE come risorse strategiche, delle vere miniere urbane. Solo semplificando la logistica per i retailer potremo sottrarre questi materiali a circuiti poco trasparenti e valorizzarli nel sistema Paese.

Il monitoraggio del mercato: il caso delle piattaforme

Collegandoci a questo tema di legalità della filiera, Davide, in passato hai spesso sottolineato come le piattaforme online giochino una partita a sé. In che modo l’attività dell’Osservatorio Optime si sta concentrando sul dare a tutti gli attori le stesse regole, gli stessi vincoli e gli stessi costi?

La connessione è diretta: non può esserci economia circolare se una parte del mercato elude le regole. Con Optime vigiliamo su quelle piattaforme che ospitano venditori extra-UE i quali spesso non pagano l'eco-contributo o immettono prodotti non a norma. Le piattaforme non si sono mai peritate di verificare la compliance dei soggetti che ospitano, dichiarandosi 'semplici vetrine' solo in sede giudiziaria. Noi chiediamo responsabilità: chiunque venda in Europa deve garantire gli stessi standard ambientali e fiscali del retail fisico.

Il Right to Repair: la nuova frontiera del Retail

Veniamo al tema centrale: il "Right to Repair". Tu ne parli non come di un obbligo, ma come di una "reindustrializzazione a chilometro zero". Come può un punto vendita trasformarsi in un centro di rigenerazione?

Questa è la sfida più stimolante. Diventare laboratori di riparazione significa evolvere da venditori a consulenti di fiducia. Saremo in concorrenza con i nostri stessi fornitori, incentivando la riparazione rispetto al riacquisto. Questo genera una credibilità immensa verso il cliente. Inoltre, è un'operazione sociale ed economica: la riparazione è un’attività che si può fare ovunque, portando lavoro e competenze anche in zone remote.

Cosa serve però perché questo modello sia economicamente sostenibile per il retailer e vantaggioso per il cliente?

Serve coraggio politico nel recepimento della direttiva a luglio. C'è una "frase magica" che deve essere inserita nel decreto: le parti di ricambio devono essere messe a disposizione a prezzi orientati al costo. Oggi la riparazione muore perché il ricambio costa l'80% del prodotto nuovo. Senza questo vincolo, i produttori manterranno il monopolio dei prezzi, rendendo impossibile la concorrenza dei laboratori indipendentiSe abbattiamo questa barriera, apriamo un mercato enorme.

Quindi il Right to Repair è anche un diritto a poter riparare per il retailer, non solo un diritto del consumatore a ricevere il servizio?

Esattamente. Noi vogliamo diventare hub di assistenza post-vendita. È una reindustrializzazione a chilometro zero che crea lavoro per i giovani in un settore dove l'età media è di 56 anni. Riparare, rigenerare e persino migliorare un vecchio prodotto è la nostra vera miniera d’oro. Saremo in concorrenza virtuosa con i nostri fornitori, e questa sarà la nostra più grande prova di credibilità verso i cittadini.

Visione chiarissima, Davide. Speriamo che il MIMIT ti dia retta su quella "frase magica". Grazie per questa analisi.

Grazie a te, Domenico. È un tema che ci vedrà impegnati per i prossimi anni.