Eccedenze non alimentari, Diagonalis prova in Italia un modello già rodato in Europa
Giovanna De Maria, socio fondatore e presidente di Diagonalis Ets
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News A cura di: Redazione GreenRetail.news

Eccedenze non alimentari, Diagonalis prova in Italia un modello già rodato in Europa

Povertà di igiene e invenduto non alimentare sono due problemi che il largo consumo ha finora trattato in due uffici diversi. Un ente del Terzo settore iscritto al Runts dal febbraio 2025 prova a metterli in relazione con un modello di raccolta e redistribuzione già operativo in Regno Unito, Francia e Germania. Il debutto italiano coincide con l'ingresso a regime degli obblighi europei sugli invenduti.

Intervista a Giovanna De Maria, socio fondatore e presidente di Diagonalis Ets

Dal 19 luglio 2026 l'articolo 25 del regolamento (Ue) 2024/1781 – l'Espr – vieta alle grandi imprese di distruggere i prodotti di consumo invenduti elencati nell'allegato VII: abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature. Il divieto, per ora, non tocca i detergenti né la cosmetica. Ma l'articolo 24 dello stesso regolamento riguarda tutte le categorie di prodotti di consumo e impone alle grandi imprese di rendere pubblici ogni anno quantità, peso e destinazione degli invenduti di cui si sono disfatte; il formato della comunicazione è stato definito dal regolamento di esecuzione (Ue) 2026/2. L'articolo 23, infine, stabilisce un obbligo generale di prevenzione della distruzione che vale per tutti gli operatori economici e tutte le categorie. Tradotto per chi gestisce un magazzino: l'invenduto non alimentare smette di essere una voce di costo interna e diventa un dato da dichiarare.

È in questo passaggio che si colloca Diagonalis Ets, associazione con sede a Cremona, iscritta al Runts – sezione altri enti del Terzo settore – il 17 febbraio 2025, che raccoglie donazioni di prodotto dalle aziende e le redistribuisce a enti del Terzo settore accreditati. A presiederla è Giovanna De Maria, socio fondatore. Il perimetro dichiarato è preciso e volutamente stretto: non alimentare a rotazione veloce, con al centro l'igiene della persona e della casa. Un'area che, in Italia, nessun operatore strutturato copriva.
Sull'altro versante c'è una domanda mal misurata. L'unica rilevazione italiana sulla povertà di igiene – l'Osservatorio promosso da Cesvi e Dixan con Ipsos, presentato nel maggio 2024 – colloca il fenomeno tra l'1% e il 10% delle famiglie: una forbice di un ordine di grandezza, che dice quanto poco si sappia di una privazione che incide su salute, autostima e accesso al lavoro.

Abbiamo chiesto a De Maria di rispondere su quello che un direttore acquisti o un responsabile sostenibilità vuole sapere prima di firmare una donazione: chi riceve i prodotti e con quali controlli, quanto costa il servizio, che cosa si può rendicontare, e se il modello è aperto anche alla distribuzione organizzata.

Da quale esigenza concreta nasce Diagonalis Ets e quali bisogni avete individuato sul territorio italiano? 

«Innanzitutto c'è un'emergenza concreta che si chiama povertà di igiene: è una forma di povertà ancora poco nota e l'unica indagine effettuata in Italia ha stimato che riguarda il 10% della popolazione. La povertà di igiene è l'impossibilità di accedere ai prodotti essenziali per la cura personale e del proprio ambiente. Questa condizione merita molta attenzione perché ha un impatto diretto sulla salute, sulla dignità personale e di conseguenza anche sull'inclusione sociale di chi ne è colpito. Dall'altro lato, sul fronte delle aziende, esiste la problematica dei prodotti in eccedenza, che vengono gestiti in modi spesso inefficienti e addirittura portati alla distruzione. Diagonalis vuole affrontare queste due problematiche gestendo direttamente le donazioni di prodotto e la loro redistribuzione capillare in tutta Italia, con l'obiettivo di trasformare i prodotti invenduti in valore capace di generare impatto sociale e ambientale».

 

Il 10% è il valore massimo di una forbice, non una stima puntuale. Su quale fonte vi basate?
«Il dato è tratto dall'Osservatorio Cesvi-Dixan che è l'unica fonte in Italia e indica una forbice tra 1% e 10%, noi riteniamo credibile il valore più alto tenendo presente i dati internazionali del network, ad esempio in Uk si stima che la povertà di igiene riguardi 9 milioni di individui».

La precisazione è rilevante e va tenuta a mente leggendo la prima risposta: la rilevazione Ipsos per Cesvi e Dixan indica una banda compresa tra l'1% e il 10% delle famiglie italiane. L'estremo superiore è una scelta interpretativa di Diagonalis, motivata per analogia con i dati britannici, non un risultato della ricerca.

 Il modello esiste da anni in Europa. Perché arriva in Italia solo oggi?
«Il network internazionale per noi è preziosissimo perché ci aiuta a costruire in Italia quello che è già stato fatto in Uk, Francia e Germania con grande successo: loro sono attivi da anni e ciascuno di loro serve con regolarità molte migliaia di charities, che ordinano online le tipologie e le quantità dei prodotti di cui hanno bisogno. Ci è molto piaciuto il fatto che il modello operativo è – almeno parzialmente – autosostenibile grazie al piccolo contributo che viene chiesto alle charities che ordinano i prodotti. È proprio questo piccolo contributo che fino a poco fa non consentiva di applicare il modello in Italia ma, grazie alla nuova normativa del Terzo settore, è stato reso possibile venir riconosciuti come Ets e iscriversi al Runts».

 

A quale norma vi riferite con esattezza?
«Sì direi che risulta centrale il Codice del Terzo settore, con la riforma fiscale che introduce una disciplina organica volta a distinguere tra Ets "commerciali" e "non commerciali"».

Che cosa ottiene concretamente un'azienda che dona attraverso di voi invece di avviare l'invenduto allo smaltimento?
«Il nostro modello operativo offre alle aziende particolari vantaggi: innanzitutto la semplicità e velocità della donazione, perché noi accogliamo tutta la merce nel nostro magazzino e rilasciamo subito la ricevuta di avvenuta donazione, ancora prima di partire con la redistribuzione. Poi c'è la trasparenza e tracciabilità di prodotto, la rassicurazione di un'attenta selezione delle charities che ricevono i prodotti donati, la rendicontazione sull'impatto sociale, oltre naturalmente ai vantaggi fiscali connessi con l'erogazione liberale in natura».

L'obiezione più frequente delle aziende donatrici riguarda l'uso improprio dei prodotti. Con quali criteri accreditate le realtà riceventi?
«Il processo di accreditamento prevede una rigorosa attività di verifica, basata sulla raccolta e sull'analisi di documentazione amministrativa e di un questionario conoscitivo approfondito. Tale procedura consente di valutare l'affidabilità degli enti beneficiari, le modalità di utilizzo e distribuzione dei prodotti ricevuti e la loro capacità di garantire una corretta gestione delle donazioni. Questo sistema rappresenta un'importante garanzia per le aziende donatrici, assicurando che i prodotti siano destinati a soggetti idonei e utilizzati in modo conforme alle finalità sociali previste. Inoltre, la nostra piattaforma consente la completa tracciabilità dei prodotti redistribuiti lungo tutta la filiera, offrendo la possibilità di intervenire tempestivamente e ricostruire i flussi distributivi in caso di segnalazioni, non conformità o altre criticità».

Il modello si regge su un contributo chiesto a chi riceve. Come lo calcolate?
«Il corrispettivo che chiediamo è legato, per comodità e comunicabilità, al valore di mercato di ciascun prodotto. Rispetto a questo valore il coefficiente che utilizziamo per determinare il corrispettivo varia da zero al 20%, in funzione di una molteplicità di variabili che non si limitano a quelle strettamente logistiche (peso, volume, disponibilità in stock, costi di movimentazione e di consegna) ma comprendono considerazioni sulla natura e le caratteristiche del prodotto e sui bisogni che soddisfa. Questo approccio è proprio quello previsto dalle guidelines del nostro network internazionale ed è proprio quello che nella sostanza viene applicato da tutti i membri del network».

Con quale metodologia misurate l'impatto nel documento annuale che avete annunciato?
«Sì gli indicatori sono il valore di mercato dei beni consegnati, il numero delle Ets che ne hanno beneficiato e (come valore ragionevolmente stimato) il numero dei beneficiari finali. Per quanto riguarda le tonnellate sottratte allo smaltimento, stiamo proprio discutendo all'interno del team internazionale come definire una metrica omogenea e rigorosa».

Il peso sottratto allo smaltimento è l'indicatore che interessa di più a chi deve compilare la comunicazione prevista dall'articolo 24 dell'Espr. Che sia ancora in discussione è un limite dichiarato, non nascosto.

L'Espr sta cambiando il modo in cui le aziende gestiscono le eccedenze. Vi stanno già contattando in vista delle scadenze?
«Siamo stati invitati a partecipare come relatori a un webinar promosso da Federchimica, dedicato all'approfondimento delle nuove disposizioni relative alla gestione delle eccedenze di prodotti detergenti, che stanno entrando in vigore già dall'anno in corso per le grandi aziende del settore. In questo contesto, la nostra organizzazione viene riconosciuta come una possibile soluzione virtuosa per la valorizzazione e il recupero delle eccedenze attraverso la donazione. Riteniamo che l'introduzione di questa normativa possa rappresentare un importante fattore di accelerazione verso un cambiamento strutturale nei processi aziendali di gestione delle eccedenze, favorendo il ricorso alla donazione quale opzione sostenibile, socialmente utile e coerente con i principi dell'economia circolare».

 

Siete membri formali della rete internazionale o ne applicate il modello?
«Siamo membri attivi della rete, dalla quale riceviamo pieno supporto e accoglienza. Partecipiamo al board e alle riunioni internazionali contribuendo attivamente alle attività e allo sviluppo della rete stessa. Sebbene la nostra partecipazione sia già pienamente operativa, la formalizzazione sul sito della rete è ancora in corso, in quanto siamo in fase di avvio e si attende il consolidamento dei risultati ottenuti».

 

Esistono scambi operativi documentabili con gli omologhi esteri?
«Stiamo proprio pianificando e gestendo in questi giorni scambi di prodotti sia con Dons Solidaires Francia che con Innatura Germania, con l'approccio "io mando 5 pallet a te e tu mandi 5 pallet a me"».

 

A che punto siete con le aziende donatrici e con gli enti riceventi?
«Attraverso il network di Federchimica, in particolare tramite Assocasa e Cosmetica Italia, abbiamo comunicato alle aziende produttrici di beni per l'igiene della casa e della persona la nostra presenza e le attività svolte. Ad oggi abbiamo già ricevuto donazioni da due produttori e sono in corso ulteriori interlocuzioni con diverse aziende del settore, oltre a scambi e collaborazioni previste con le organizzazioni aderenti al nostro network internazionale. Parallelamente, abbiamo presentato il servizio a numerosi enti del Terzo settore, che hanno accolto con grande interesse ed entusiasmo la nostra iniziativa. A oggi abbiamo inoltre completato il processo di accreditamento con una decina di enti del Terzo settore (Ets), consolidando così la rete dei beneficiari e ponendo le basi per un progressivo ampliamento dell'impatto del progetto».

Un caso concreto già andato a buon fine?
«Posso dire che una storica fondazione milanese che si prende cura di donne e bambine vittime di violenza ha ordinato 10 cartoni di prodotti home care, per un totale di 120 kg, che sono stati consegnati, come da loro richiesto, all'indirizzo di una delle loro comunità educative».

 Il modello riguarda solo i produttori o anche la distribuzione organizzata – resi, invenduto a marchio del distributore, fine serie?
«Certamente il modello è rilevante anche per la distribuzione organizzata, siamo molto interessati a sviluppare una collaborazione con loro».

Quale impatto vi piacerebbe generare nei prossimi cinque anni?
«Lo dico con la chiarezza dei numeri: servire regolarmente più di 1000 charities e distribuire prodotti per un valore teorico di almeno 5 milioni di euro. E va notato che queste cifre sono un quinto di quanto viene fatto dai nostri colleghi all'estero; quindi, c'è spazio per fare molto di più!».

Che cosa direbbe a un retailer o a un produttore che considera ancora le eccedenze solo come un costo da gestire?
«Consiglierei di dedicare mezzora per fare una video-call con noi, siamo contattabili facilmente attraverso il nostro sito www.diagonalis.org».