Circa un errore ogni due milioni di consegne. È il numero con cui conviene cominciare, perché racconta un'azienda meglio di qualunque dichiarazione: 0,5 difetti per milione contro i 3,4 fissati come soglia dalla metodologia Six Sigma. L'hub centrale per il Nord Italia di Logista, a Tortona, è un sito che misura tutto — e su quasi tutto i numeri tornano. La visita dell'11 giugno è servita a vedere come funziona questa macchina, non solo a registrare cosa l'azienda dichiara di sé.
Il sito si colloca nel triangolo Milano-Torino-Genova, una delle aree logistiche più dense d'Europa. Cresciuto dai circa 20.000 m² iniziali agli attuali 54.000, è oggi il più grande hub Logista in Italia. Da qui partono i rifornimenti per 37 depositi distribuiti in nove regioni — dalla Valle d'Aosta alla Sardegna, passando per Toscana ed Emilia-Romagna — serviti da una flotta di 250 van che raggiunge oltre 27.000 punti vendita. Il volume è imponente: circa un milione di prodotti al giorno, quasi metà del volume nazionale di prodotti da fumo e da inalazione.
La macchina operativa
I responsabili che ci hanno accompagnato — tra cui l'ing. Valerio Tepedino, national hubs director, e il dott. Riccardo Schiavon, communication & external relations manager — hanno illustrato risultati di assoluto rilievo, e per chi si occupa di operations sono gli indicatori giusti a parlare. Gli ordini destinati ai punti vendita vengono consegnati entro 48 ore, con un massimo di 72 per alcune tipologie speciali. L'Otd (On Time Delivery, la puntualità delle consegne) sfiora il 100%: i ritardi sono in pratica inesistenti. Lo stock medio corrisponde a circa 30 giorni di copertura, un equilibrio non banale tra disponibilità e immobilizzo di capitale. E gli errori di spedizione, come si diceva, restano sotto quella soglia che nell'industria è considerata eccellenza.
Questa precisione non nasce dal nulla. È il frutto di una logistica perfezionata nel tempo, arricchita dalle esperienze maturate dal gruppo in Spagna — dove ha sede la capogruppo — e in altri Paesi europei.
Persone, sicurezza, clima
Sul fronte del lavoro, l'azienda ha portato nell'ambiente logistico i principi della Lean Manufacturing e del Six Sigma, come ci ha illustrato l'ing. Federico Fusaro, operations manager Tabacco e Black Belt in quelle discipline. L'approccio coinvolge attivamente i dipendenti nel miglioramento continuo dei processi, con l'obiettivo di rendere il lavoro più efficiente ma anche più qualificante e più sicuro.
La sicurezza, qui, non è un'astrazione. I carrelli elevatori in funzione sono numerosi e gli incroci tra i percorsi sono molti: nell'industria i muletti vengono spesso descritti come elefanti in un negozio di porcellane. Attraverso tecniche di analisi dei flussi, analoghe alle spaghetti charts degli stabilimenti produttivi, Logista ha riprogettato l'ubicazione delle referenze a magazzino, riducendo le aree di congestione e con esse la probabilità di incidenti. Anche il microclima è oggetto di gestione: temperature mantenute tra 16 e 18 °C d'inverno con pannelli radianti, raffrescatori mobili d'estate — una sfida tutt'altro che secondaria in capannoni alti circa 15 metri, con volumetrie enormi e ampie superfici disperdenti. Un indicatore che dice molto sulla qualità di questo ambiente è il basso turnover del personale diretto: si tende a restare a lungo, segno di un contesto percepito come stabile e positivo.

Circolarità: dove la misura si interrompe
È nel passaggio alla circolarità (non alla sostenibilità che è cosa ben più ampia) che vale la pena fermarsi un momento in più. Le iniziative ci sono e sono concrete. Il circuito T-Collect, dedicato alla raccolta e al riciclo delle sigarette elettroniche e dei dispositivi a tabacco riscaldato, è centralizzato proprio a Tortona e nel 2025 ha contribuito al recupero di 52 tonnellate di dispositivi esausti. Va detto con onestà — e l'azienda non lo nasconde — che si tratta di una quota molto limitata (sui 50 milioni di dispositivi venduti all’anno dovrebbe essere attorno al 2%). Il punto è che la stima approssimativa abbiamo dovuto desumerla dal bilancio di sostenibilità pubblicato sul sito dell’azienda, invece durante la visita non ci è stato possibile approfondire questo numero.
Allo stesso modo la Logista Green Box - le scatole di cartone progettate per essere riutilizzate mediamente quattro o cinque volte prima del riciclo - riduce in modo tangibile il consumo di imballaggi ma non abbiamo avuto informazioni sulla quantità risparmiata e se il sistema di riutilizzo risparmi emissioni rispetto a quello standard: l’esperienza insegna che un LCA (Life Cycle Assessment) a volte riserva sorprese anche su questo fronte.
Sul consumo energetico la struttura è interamente illuminata a Led ed è certificata BREEAM Very Good, mentre l'autoproduzione da fotovoltaico — un impianto in copertura e un campo in area prossima al sito — è in progetto e quindi ancora non misurabile.
Vale la pena di approfondire la riflessione su questa asimmetria. Quando Logista misura l'efficienza è molto rigorosa: l'Otd al decimale, gli errori per milione, i giorni di copertura. Quando si tratta di circolarità la comunicazione prende il sopravvento sulla misurazione puntuale e trasparente. Un rigore scientifico che l’azienda conosce, come testimonia il suo bilancio di sostenibilità, e che dovrà accompagnare le affermazioni ambientali dal 27 settembre 2026 come il dlgs 30/2026 prescrive a tutela del consumatore e della concorrenza.
Automazione e tracciabilità
Il monitoraggio delle nuove tecnologie è costante. Le stazioni di lavoro semiautomatizzate vedono la Green Box avanzare su un sistema di rulli o nastri davanti agli operatori: ciascuno inserisce i prodotti richiesti scegliendoli tra gli otto o nove articoli della propria postazione, e ogni prelievo è preceduto dalla lettura del codice a barre, che aggiorna in tempo reale le giacenze e segnala eventuali anomalie. A valle, altri operatori completano il confezionamento; chiuse, etichettate e pesate per il controllo finale, le scatole lasciano l'hub. Accanto a queste linee miste ne esistono di completamente automatiche, prive di addetti al riempimento, riservate alle 50-60 referenze a più alta rotazione su un catalogo di oltre 4.000 articoli. L'insieme è pianificato e sorvegliato da piattaforme informatiche sviluppate in larga parte internamente dal gruppo, con un team di specialisti che dalla sala di controllo presidia flussi e saturazione delle risorse.
Su tutte le linee è garantita la tracciabilità completa, dai fornitori fino ai punti vendita. È un aspetto tutt'altro che formale nel comparto del fumo e dell'inalazione: Logista Italia svolge un ruolo essenziale nel garantire allo Stato la corretta riscossione di un gettito fiscale che supera i 15 miliardi di euro l'anno.

Oltre il tabacco: la diversificazione
Su questa infrastruttura l'azienda costruisce una strategia di diversificazione. Accanto al core del tabacco c'è una linea retail dedicata alle tabaccherie — prodotti convenience ad alta rotazione, dagli accendini alle caramelle — e la spedizione diretta di alcuni articoli ai consumatori finali tramite il corriere Sda di Poste Italiane. Un ulteriore filone riguarda la gestione dei prodotti Ferrero, conservati in magazzini a temperatura controllata e distribuiti a una rete di esercizi di prossimità indipendenti, esterni alla grande distribuzione organizzata.
Un'impressione, con una riserva
L'azienda che si osserva a Tortona affronta con realismo e competenza la tensione tra automazione e impiego delle persone ed è impegnata nella ricerca di soluzioni per migliorare le performance ambientali. Nessuno di questi nodi viene ignorato, e questo è già un dato non scontato. L'impressione complessiva è positiva e l'eccellenza operativa è reale, verificata, misurabile.
L'eccellenza logistica è reale, verificata, misurata. La circolarità chiede ancora una misura più accurata — il recupero dei dispositivi resta una quota contenuta — ma la direzione è quella giusta. Quello che, per ora, resta sullo sfondo è il legame con un prodotto «intrinsecamente dannoso per la salute»: un impatto che il bilancio di sostenibilità del gruppo riconosce esplicitamente, ma che non si è ancora tradotto in azioni specifiche. È lì, più che sull'efficienza o sul riciclo, che la sostenibilità — nella sua dimensione non solo ambientale — resta una sfida aperta.