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Meno sprechi più solidarietà: i risultati.

Più di 10mila aziende agroalimentari coinvolte, 12mila punti vendita sensibilizzati e 500mila consumatori raggiunti: sono questi i principali risultati del progetto LIFE - Food.Waste.StandUp, meno sprechi più solidarietà, presentati al Palazzo dell’Informazione di piazza Mastai 9 a Roma, alla presenza dei promotori del progetto— Federalimentare (capofila), Federdistribuzione, Fondazione Banco Alimentare Onlus e Unione Nazionale Consumatori — dell’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria della “legge antispreco” 166/2016 e del Direttore Generale al Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Felice Assenza, coordinatore del Tavolo nazionale per la lotta agli sprechi e all’assistenza alimentare.

La campagna di comunicazione e sensibilizzazione contro lo spreco alimentare e per il recupero delle eccedenze ai fini di donazione, che ha coinvolto dal 2016 e per ben tre anni la filiera (industria, distribuzione e consumatori), è co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE 2014-2020 e supportato anche dalle istituzioni italiane con l’approvazione della legge 166/2016 anti-spreco alimentare in vigore da tre anni, grazie alla quale l’Italia è diventata il primo paese al mondo a dotarsi di una normativa che presenta un approccio strategico al problema dello spreco alimentare e un esempio virtuoso per tutta l’Europa.

La necessità di un progetto di questa portata era giustificata dai numeri: secondo la FAO, nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno sprecate, per un valore di oltre 2000 miliardi di euro. Ciò significa che 1/3 della produzione mondiale di cibo finisce nella spazzatura. Solo in Italia, in particolare, ogni anno circa 5,1 milione di tonnellate di cibo diventa spreco alimentare, per un valore di circa 12,6 miliardi di euro (circa il 15,4% degli alimenti annualmente consumati).

“I numeri sullo spreco alimentare sono la testimonianza di un’urgenza che la filiera alimentare ha deciso di affrontare insieme attraverso un progetto illuminato che è andato oltre le aspettative” - ha detto Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare. “L’industria alimentare - ha aggiunto il presidente - pur rappresentando nella totalità delle eccedenze solo il 4% e solo il 3% degli sprechi prodotti dall’intera filiera agroalimentare, ha raccolto la sfida e fatto la sua parte nell’opera di sensibilizzazione delle aziende alimentari italiane e di formazione degli addetti. In tre anni, abbiamo raggiunto più di 10mila aziende e formato un centinaio di addetti delle sezioni alimentari confindustriali distribuite su tutto il territorio nazionale. L’abbiamo fatto tramite workshop, webinar e l’invio di materiale informativo, ma anche tramite eventi ad hoc nelle fiere italiane, come Cibus, e internazionali, come Anuga e Sial. Nonostante gli ottimi risultati del progetto, tuttavia, la filiera alimentare ha di fronte una sfida più grande: secondo i dati FAO, nel 2050, per sfamare una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone sarà necessario produrre il 70% in più di alimenti, consumare l’11% in più di acqua per usi agricoli e coltivare 20 milioni di ettari di terra in più. L’industria alimentare, da parte sua, si impegnerà a valorizzare la materia prima agricola minimizzando le perdite alimentare attraverso l’efficientamento dei processi di trasformazione e continuerà a sensibilizzare le aziende del settore in merito alle donazioni alimentari. Ma per vincere questa sfida di portata mondiale c’è bisogno dell’aiuto di tutti”.

“Abbiamo aderito al progetto LIFE-Food.Waste.StandUp con convinzione – afferma Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione – Non solo perché i numeri dello spreco alimentare in Italia sono tali per cui ogni anno ciò che buttiamo sarebbe sufficiente a nutrire tutte le famiglie ancora in condizione di povertà, ma perché vi abbiamo visto l’opportunità di creare un circolo virtuoso tra soggetti pubblici e privati in grado di produrre risultati positivi. Abbiamo quindi lavorato in due direzioni: da un lato sollecitando la cultura della lotta allo spreco e delle donazioni presso le imprese distributive, mettendo a loro disposizione materiali per consentire formazione manageriale, coinvolgimento dei dipendenti e idee concrete per diventare più efficaci. Oltre 60 aziende coinvolte, operative sul territorio con 12.500 punti vendita e rappresentative del 49% dell’intera GDO. Dall’altro portando i temi del progetto in giro per l’Italia, promuovendo un Roadshow che in 10 tappe ha toccato le principali aree del Paese, parlando al 70% della popolazione nazionale, attraverso eventi che hanno coinvolto regioni, comuni, imprese, università, enti del terzo settore e cittadini. Abbiamo voluto, insieme agli altri partner del progetto, creare momenti di confronto, diffondere best practice, smuovere le coscienze, chiedendo ai comuni di attivare forme di premialità per chi dona. Anche attraverso queste forme di incentivazione economica siamo convinti si riuscirà a migliorare la situazione attuale, che vede le donazioni alle persone bisognose raggiungere le 480.000 tons annue ma costituire meno del 9% delle eccedenze alimentari che l’intera filiera produce. I risultati raggiunti nei 3 anni di questo progetto sono importanti, ma il nostro impegno non si ferma qui: la GDO continuerà nel suo cammino di sostenibilità, ponendosi obiettivi sempre ambiziosi”.

“La lotta allo spreco alimentare non può prescindere dall’educazione del consumatore: è infatti tra le mura domestiche che purtroppo si registrano ancora i maggiori sprechi con circa 85 chilogrammi di cibo pro capite che ogni anno finisce nella spazzatura – ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Le motivazioni sono riconducibili a scorrette abitudini alimentari e retaggi del boom economico che per anni hanno portato le famiglie a riempire i carrelli di prodotti fuori misura frutto di mode, pubblicità e canoni estetici dettati dal marketing. Come prima associazione di consumatori in Italia ci siamo impegnati a sensibilizzare i consumatori verso corretti stili di vita e più consapevolezza sia nel fare la spesa che nel modo di conservare e cucinare gli alimenti: l’abbiamo fatto parlando alla gente con incontri sul territorio, pubblicazioni e materiali digitali cercando di abbattere i pregiudizi e promuovendo i comportamenti virtuosi. La strada è ancora lunga: è fondamentale avere il supporto delle Istituzioni (la legge Gadda segna un passo avanti epocale) e delle imprese per ridurre gli sprechi nell’intera filiera, ma l’auspicio è che anche i mezzi di comunicazione capiscano l’urgenza di diffondere messaggi improntati al rispetto del cibo e alla cultura del riciclo”.

“Il progetto è stato una grande occasione di collaborazione con partner affermati e prestigiosi come Federalimentare, Federdistribuzione e Unione Nazionale Consumatori, per i quali Banco Alimentare ha svolto un ruolo trasversale mettendo a patrimonio la propria esperienza accumulata in trent’anni di attività nel recupero delle eccedenze alimentari a fini sociali” ha affermato Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus - Banco Alimentare ha partecipato attivamente a tutte le fasi del progetto portando avanti anche una campagna di sensibilizzazione a livello europeo, grazie alla collaborazione con la Federazione Europea dei Banchi Alimentari. Il lavoro di questi tre anni ci ha permesso ancora una volta di sperimentare ed evidenziare che solo attraverso una reale collaborazione fatta di azioni concrete tra attori economici della filiera agro alimentare, passando attraverso una sensibilizzazione dei consumatori - si possono raggiungere risultati positivi e misurabili nella lotta allo spreco alimentare”.

“Rete, efficienza, formazione, responsabilità. Queste sono le parole chiave che lascia in eredità la legge antisprechi, che in questi tre anni dalla sua entrata in vigore ha consentito di recuperare tonnellate di beni in eccedenza affinché potessero trovare nuova vita nella filiera del dono e della solidarietà. La strada da percorrere è ancora molta, per questo motivo iniziative come quella che ha unito Federalimentare, Federdistribuzione, Banco Alimentare e Unione Nazionale Consumatori sono fondamentali per avviare un percorso culturale fondato sulla sostenibilità e su un modello di economia circolare che mette al centro il recupero dei beni per fini di solidarietà sociale. Sprecare non ha davvero senso, recuperare le eccedenze e concretizzare sul campo l’economia circolare è invece un bene per tutti.” Così l’On. Maria Chiara Gadda, deputata e prima firmataria della legge 166/2016 c.d. “Antisprechi”.

“In qualità di Presidente del Tavolo nazionale per la lotta agli sprechi e l’assistenza alimentare – commenta Felice Assenza – non posso che essere soddisfatto e supportare questa iniziativa congiunta implementata da tre componenti del Tavolo stesso. Si tratta di un esempio virtuoso di come si possano attivare sinergie tra soggetti della filiera ed enti caritativi con il comune intento di sensibilizzare la società civile e i consumatori su questo importante tema. Solo attraverso un approccio olistico e fortemente condiviso da tutti i soggetti interessati si possono ottenere dei risultati. Ed è anche attraverso iniziative come questa che si riesce a diffondere una nuova cultura volta a prevenire o a valorizzare le eccedenze e ad informare correttamente aziende e consumatori”.

Il Tavolo, istituito dalla Legge n. 166/2016, rappresenta il punto di riferimento nazionale per approfondire le tematiche degli sprechi e del recupero dei beni alimentari e vede riuniti in sé tutti i rappresentanti della filiera agroalimentare, gli enti caritativi e le Istituzioni competenti.