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Un quadro di informazioni oggettivo e aggiornato sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi.

Il Rapporto - presentato a Roma il 18 luglio scoso - evidenzia come, anche nel 2017, prosegue la crescita della produzione nazionale di rifiuti speciali che sfiora i 140 milioni di tonnellate (quasi il 3% in più rispetto al 2016).

Questa interessa solo la produzione di rifiuti non pericolosi (+3,1%), mentre rimane stabile quella di rifiuti pericolosi (+0,6%, corrispondente a 60 mila tonnellate). Il maggior contributo alla produzione complessiva arriva dal settore delle costruzioni e demolizioni, che con oltre 57 milioni di tonnellate, concorre al 41% del totale prodotto. Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale rappresentano il 25,7% del totale (quasi 36 milioni di tonnellate) e l’insieme delle attività manifatturiere il 21,5% (quasi 30 milioni di tonnellate).

La gestione dei rifiuti speciali aumenta del 4% e l’Italia si conferma leader nel riciclo segnando un +7,7% delle quantità avviate a recupero di materia (67%) ed una diminuzione dell’8,4% di quelle destinate allo smaltimento. Circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono coinceneriti in impianti industriali in sostituzione dei combustibili convenzionali, mentre l’incenerimento interessa più di 1 milione di tonnellate (0,9%). In discarica invece sono smaltiti 12 milioni di tonnellate di rifiuti (l’8,2% del totale gestito), di cui circa 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi e 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi.

Nel 2017 i rifiuti importati (oltre 6 milioni di tonnellate) sono il doppio di quelli esportati (3 milioni di tonnellate). La quantità maggiore arriva dalla Germania, quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96 % rifiuti metallici), seguita da quelli provenienti dalla Svizzera, oltre 1 milione di tonnellate, dalla Francia, 824 mila tonnellate e dall’Austria, 733 mila tonnellate. Il 68% dei rifiuti esportati (poco più di 2 milioni di tonnellate) appartengono alla categoria dei non pericolosi e il restante 32% (circa 1 milione di tonnellate) a quella dei pericolosi. Come precisato dal Direttore ISPRA Bratti, la differenza sostanziale sta nel fatto che mentre i rifiuti importanti sono diretti a processi di recupero, l’export riguarda rifiuti che non riusciamo a trattare a livello nazionale.

Il Rapporto fotografa poi la situazione impiantistica evidenziando che sono 11.209 gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi in Italia, di cui 6.415 situati al Nord, 2.165 al Centro e 2.629 al Sud. Gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.597 (41% del totale). Circa 20,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono utilizzati, in luogo delle materie prime, all’interno del ciclo produttivo in 1.307 impianti industriali. Tali stabilimenti riciclano il 20% del totale dei rifiuti recuperati a livello nazionale.

Tra i partecipanti all’evento di presentazione, il Presidente di FISE Assoambiente Chicco Testa ha evidenziato in primo luogo come il settore industriale sia in grado di ottimizzare la gestione dei rifiuti senza la necessità di vincoli europei (performance raggiunte superano già gli obiettivi previsti per i rifiuti urbani dalla direttiva 851/2019/UE). L’intervento è stata occasione anche per ribadire la necessità non solo di un intervento urgente in materia di EoW caso per caso che sta generando forti preoccupazioni anche in territori organizzati del Paese ma anche di sanare il gap tra domanda e offerta al fine di risolvere il problema della gestione dei rifiuti e della legalità del sistema.

La norma inserita nella legge “Sblocca cantieri” sull’EoW caso per caso ha rappresentato un tema molto dibattuto dai vari relatori. Le associazioni presenti, inclusa la stessa Confindustria e Legambiente, hanno denunciato la sua assoluta inadeguatezza in quanto essa “taglia fuori” intere filiere di riciclo, peraltro quelle più innovative, e quindi va corretta come peraltro già evidenziato a suo tempo da FISE UNICIRCULAR nel comunicato stampa pubblicato in occasione della pubblicazione in Gazzetta della norma. Su questa posizione si è registrato il forte appoggio dei parlamentari dell’opposizione e, per quanto riguarda l’esigenza di non bloccare gli impianti di riciclo, anche della Lega. Assente purtroppo l’On. Zolezzi del M5S.

Il Direttore del MATTM Mariano Grillo ha dichiarato che al Ministero gli uffici stanno “alacremente lavorando” al fine di trovare una soluzione normativa che tuttavia si presenta complessa e non può consistere in una semplice “copiatura” dell’art. 6 della direttiva lasciando le Regioni indisturbate nel decidere l’EoW caso per caso senza nemmeno un’indicazione o una linea guida a livello centrale. L’esigenza dell’armonizzazione e di affrontare questi temi secondo un rigoroso principio di precauzione è stata ribadita anche dalla senatrice Nugnes (gruppo Misto).

Nel frattempo il Ministero sta lavorando sui 14 decreti EoW per le singole filiere, che tuttavia comportano passaggi istituzionali lunghi e complessi; nello specifico il Direttore Grillo si è riferito al decreto EoW per gli aggregati inerti da C&D, rispetto al quale “occorre fare uno sforzo ulteriore per coniugare tutti gli interessi del Paese, sia delle imprese che dell’ambiente”: a tal fine è in corso il confronto anche con ISPRA, ma “si è ottimisti di trovare una soluzione”.