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Il paradosso dello spreco alimentare. La lotta allo spreco alimentare è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 ONU. In Italia siamo ancora lontani dal raggiungerlo, ma, complici le “buone pratiche” di enti, aziende e ong, la strada è quella giusta.

 

speciale spreco alimentare3Lo spreco di cibo è un vero paradosso, poiché se da un lato per la FAO andrà aumentata la produzione alimentare del 60-70% per nutrire una popolazione globale di 10 miliardi di persone nel 2050, dall’altro oltre un terzo (1,3 miliardi di tonnellate) del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. L’80-90% di tale cibo è ancora consumabile e in grado di sfamare 2 miliardi d’individui, a fronte di più di 820 milioni di persone oggi denutrite. Cibo anche mal distribuito, poiché a livello mondiale le persone obese e in sovrappeso sono 2 miliardi. Una situazione che coinvolge tutti i passaggi e gli attori della filiera agroalimentare, per un costo vivo di 2,6 miliardi di dollari.

I dati dello spreco in Italia

In Italia - secondo i dati della Fondazione Barilla - vengono sprecati mediamente 65 kg all’anno di alimenti, contro una media europea di 58. Il Rapporto 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg fa notare che lo spreco nel Bel Paese riguarda per il 7,8% l’ambito agricolo, per il 6,5% quello industriale e della trasformazione e per il 7,4% quello della distribuzione. Gli sprechi in casa valgono invece ben il 78,3% del totale, equivalenti allo 0,86% del Pil 2018, con un costo di 4,91 euro settimanali a famiglia, per un totale di 6,5 miliardi di euro, che divengono 10 includendo i 3 miliardi e 293 milioni degli altri ambiti di filiera.

Ridurre gli sprechi, obiettivo prioritariospeciale spreco alimentare2

L’ONU, che ha inserito la lotta allo spreco degli alimenti fra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030, lancerà il 29 settembre la prima Giornata internazionale di consapevolezza dello spreco e le perdite alimentari, mentre in Italia ogni 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, alla settima edizione. Nel Paese esiste poi dal 2016 il Pinpas, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, che si focalizza soprattutto sulle donazioni dell’eccedenze alimentari. Donazioni già facilitate dalla legge del “buon samaritano” (LN 155/2003) e ulteriormente stimolate dalla Legge Gadda (LN 166/2016), tanto che la Fondazione Banco Alimentare ha fatto notare come grazie a quest’ultima le donazioni di alimenti siano incrementate del 35%. E che il meccanismo cominci a funzionare lo dimostrano i dati del citato Rapporto 2020 Waste Watcher, che rispetto all’edizione 2019 (in cui il valore medio del costo dello spreco nelle famiglie era di 6,6 euro settimanali, per un totale di circa 8,4 miliardi euro) ha visto una contrazione del 25%, per un risparmio di 1,5 miliardi di euro.

A non gettare si comincia fuori casa

Ad analizzare lo spreco alimentare nella ristorazione è stata un’indagine dell’Istituto Green Università Bocconi per conto di Metro Italia, che ha stimato come nei ristoranti italiani si gettino 3-5 sacchi a settimana di rifiuti organici, ma anche come un terzo dei ristoratori metta in campo diverse azioni antispreco. Da qui il protocollo d’intesa siglato tra Metro Italia, Banco Alimentare e Istituto Management Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per definire un percorso comune per promuovere la cultura della lotta allo spreco alimentare nel comparto.

Le “buone pratiche”, da seguire e imitare

Fra i virtuosi il Comune di Milano, che in accordo con la Fondazione Cariplo e raccogliendo l’eredità di Expo 2015, ha lanciato una “Food Policy” che delinea le politiche nel sistema alimentare cittadino in base a varie priorità, fra cui quella di “Lottare contro gli sprechi”, con azioni per ridurre le eccedenze e lo spreco di cibo in ogni fase del ciclo alimentare. Da annoverare poi Last Minute Market, nato come costola dell’Università di Bologna, che a inizio anni 2000 ha realizzato il primo servizio di recupero sistematico e professionale per la GDO alimentare, specie con Conad, e che oggi, con un network di 350 punti vendita e oltre 400 enti del terzo settore, recupera annualmente 55mila pasti cotti e prodotti alimentari per un valore di 5,5 milioni di euro.

Federdistribuizione vanta il progetto co-finanziato dalla Commissione Europea, LIFE-Food.Waste.StandUp, di cui è capofila Federalimentare e cui collaborano Fondazione Banco Alimentare e Unione Nazionale Consumatori. I soci aderenti mirano a realizzare campagne d’informazione e sensibilizzazione sulla lotta allo spreco alimentare. 

speciale spreco alimentare4Attività che vengono veicolate pure nel largo consumo, al fine di favorire la collaborazione fra industria e distribuzione per prevenire e trattare l’eccedenze alimentari. Stimolate da GS1 Italy, le aziende di settore definiscono strategie efficaci per prevenire gli sprechi, condividendo best practice per gestire l’eccedenze in modo collaborativo.

Nella GDO Carrefour Italia si è impegnata a ridurre entro il 2025 i rifiuti alimentari del 50% (sui volumi 2016), attraverso una politica d’azione che ruota attorno a quattro pilastri: prevenzione dello spreco, ridistribuzione delle eccedenze, riciclo e valorizzazione.

MD si è invece affidata al progetto denominato #zerosprechi, lanciato nel 2019 in una decina di punti vendita e oggi esteso a tutta la rete diretta di store, consistente nel proporre ai clienti prodotti freschi vicini alla scadenza con lo sconto del 30%.

Svariate le scelte di Ancc-Coop col programma “Meno spreco, più solidarietà”. Il progetto a chilometro zero “Buon Fine” ha destinato nel 2019 6.190 tonnellate di cibo recuperate a 948 realtà del volontariato del Paese, pari ad almeno 7.500 pasti per un valore di 30 milioni di euro, mentre "Mangiami Subito" è una misura di contrasto allo spreco alimentare attraverso la vendita a fine giornata di prodotti prossimi alla scadenza a prezzi scontati del 50-60%, per un valore nel 2019 di più di 52 milioni di euro.  

Aziende e ong fianco a fianco

Caritas è affiancata fra gli altri da Emme Più Supermercati, che pone la lotta allo spreco fra le priorità all’insegna di alti standard di sostenibilità, in una grande raccolta alimentare annuale con donazioni dei clienti destinate a riempire gli scaffali degli Empori della Solidarietà romani, che offrono prodotti gratuiti per le famiglie in difficoltà.

Col Banco Alimentare collabora invece dal 2010 il Gruppo Gabrielli (insegne Oasi, Tigre e Tigre Amico) con operazioni come un'Ora per il Banco, la maratona benefica tra l'azienda e la fondazione, con la partecipazione alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare e con la quotidiana raccolta e redistribuzione alle strutture preposte delle eccedenze ancora edibili ma non più commercializzabili.

In evidenza pure la bresciana Associazione Un Pane Per Tutti (UPPT), che pone attenzione alle problematiche etiche, sociali e ambientali dello spreco di cibo nell’intera filiera agroalimentare. E ciò con il ritiro di eccedenze alimentari e loro distribuzione a enti caritatevoli, la sensibilizzazione nelle scuole ed eventi come il “Pane Day”.

Il domani è già oggi: le app anti spreco…speciale spreco alimentare1

Premiata da Federdistribuzione come miglior soluzione italiana per la lotta agli sprechi alimentari, la startup Myfoody ha realizzato un efficace e moderno sistema di circular economy, ispirandosi alla filosofia dello “zero waste”, cioè “zero spreco”.

Ciò grazie all’app Myfoody che pone in contatto i punti vendita della GDO (come Lidl Italia e Coop) coi consumatori che vi fanno la spesa, che possono conoscere quali alimenti, prossimi alla data di scadenza e quindi destinati a venir gettati, saranno posti in vendita a prezzo ribassato.

Non meno innovativa l’idea di Apple tramite l’App Store, ovvero l’app To Good To Go, che consente ai milioni di “Waste Warriors” nel mondo, come vengono classificati dalla società, di acquistare a prezzo modico una magic box con il cibo invenduto della giornata, scegliendo fra svariate realtà della ristorazione o alberghiere.

 

speciale spreco alimentare5Il ruolo “Attivo” del packaging contro lo spreco

Sono sempre più numerosi gl’imballaggi definiti “attivi” ed “intelligenti”, che garantiscono la tracciabilità del cibo e ne migliorano la conservazione, diminuendone lo spreco.

Bestack (consorzio no profit dei produttori italiani di imballaggi in cartone ondulato per ortofrutta) ha lanciato nel 2017 in collaborazione con l’Università di Bologna “Attivo”. In apparenza una normale cassetta di cartone per la frutta, ma in realtà un materiale irrorato da una miscela di oli essenziali naturali a lento e costante rilascio, nato dopo 7 anni di studi e ricerche.

Le sostanze attive abbattono la carica batterica della frutta senza modificarne le qualità organolettiche, così da prolungarne la shelf life e ridurne gli scarti.

Con tale materiale, vincitore del Premio Vivere a Spreco Zero 2018 di Last Minute Market e già usato da marchi come Dimar, Alì e Ce. Di. Marche, si stima che si potrebbe evitare in Italia lo spreco di 800mila tonnellate di prodotto annue.